NAPOLI – Un calvario lungo otto mesi. Il peggiore degli incubi per ogni genitore, un dolore che spezza il cuore. Diana ha sei anni e ad ottobre scorso le è stata diagnosticata una grave malattia ematologica: un’aplasia midollare di grado severo. Il suo midollo ha smesso di funzionare e non produce i tre elementi fondamentali del sangue: globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. La cura immunosoppressiva con globulina antitimocitaria di origine equina e ciclosporina non ha dato alcun esito e i medici dell’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma hanno indicato la strada del trapianto di midollo come unica via d’uscita. I suoi genitori, Michele e Rossella, supportati dall’Admo, Associazione donatori di midollo osseo, hanno organizzato per la giornata di sabato 6 luglio un presidio in piazzale Tecchio a Napoli, quartiere Fuorigrotta, nei pressi del Politecnico. Una campagna di tipizzazione cui potranno partecipare tutti coloro che abbiano un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, che godano di buona salute e che abbiano un peso corporeo superiore ai 50 chilogrammi. Basterà sottoporsi ad un tampone salivare per verificare la compatibilità. Oggi abbiamo conosciuto il papà della piccola guerriera napoletana, Michele Bisceglia, che attraverso il nostro giornale ha voluto lanciare un grido d’aiuto.

Michele, con quali sintomi si è manifestata la malattia? Ad ottobre scorso sono comparsi alcuni edemi sulle gambe di Diana. Inizialmente non abbiamo dato loro tanto peso: nostra figlia aveva 5 anni e frequentava un corso di equitazione ad Agnano. Abbiamo pensato si trattasse semplicemente di tumefazioni legate a qualche caduta. Poi sono apparse delle petecchie sotto gli occhi, un chiaro risultato della riduzione del numero di piastrine. Ci siamo recati in ospedale e al termine degli accertamenti abbiamo avuto la diagnosi. Ci è cascato il mondo addosso.

Da novembre Diana è in cura al Bambino Gesù di Roma. Sì, è stata sottoposta ad una terapia immunosoppressiva ma non ha dato gli effetti sperati. Per i medici bisogna procedere con un trapianto midollare. Nostra figlia è inoltre trasfusione-dipendente: si sottopone in media a due trasfusioni alla settimana in ospedale.

La sorella di Diana non è risultata purtroppo compatibile ma a marzo avete appreso dell’esistenza di una donatrice tedesca ed avete tirato un sospiro di sollievo. Cos’è successo poi? Eravamo davvero felici. Sapere che c’è qualcuno che può salvare la vita di chi hai di più caro al mondo ti fa credere di nuovo nel genere umano. La nostra piccola ha così iniziato il percorso pre-trapiantologico che consiste in una serie di accertamenti: tac, esami del sangue, ecografie. Ad oggi, però, la donatrice non si è fatta concretamente avanti, facendo perdere a Diana tre mesi preziosi.

Papà Michele e la piccola Diana

Da qui avete deciso di attivarvi e di organizzare la campagna di tipizzazione sulla scia di quanto fatto per il piccolo Alex. Sì, speriamo che quest’iniziativa possa arrivare al cuore di chi può, con un piccolo gesto, salvare la vita di Diana e di tanti bambini che vivono in questa dimensione sospesa fra incubo e realtà.

In molti non si fanno avanti perché temono che il trapianto di midollo sia un esame invasivo e complicato per il donatore. Facciamo chiarezza. La verifica della compatibilità del midollo, ossia la tipizzazione, verrà eseguita sabato 6 luglio con un semplice tampone salivare. La donazione del midollo, invece, in questo caso consiste in un prelievo del sangue. Le cellule staminali vengono infatti prelevate direttamente dal sangue periferico mediante un procedimento definito aferesi. Un piccolo gesto può salvare la vita di un bambino e dare un valore aggiunto alla vita del donatore.

C’è un messaggio che vorresti lanciare alla città di Napoli in vista del 6 luglio? Credo che la nostra generazione abbia una grossa responsabilità nei confronti dei bambini di oggi. I nostri figli sono nati in un mondo inquinato e caratterizzato da un alto livello di tossicità. Abbiamo però uno strumento, che è quello della sensibilizzazione, che può servire a contrastare questo dramma. Se hai un’età compresa tra i 18 ed i 35 anni, pesi più di 50 chili e sei in buona salute, puoi diventare un donatore, puoi diventare un eroe. Quest’iniziativa è per Diana e per tanti altri bambini che hanno come unica speranza la solidarietà.

LA STORIA – Diana ha frequentato la prima elementare all’interno dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ed è stata promossa a pieni voti, regalando tante soddisfazioni a mamma e a papà. La piccola, amante degli animali e in particolar modo dei cavalli, desidera diventare un’istruttrice di equitazione. Fino allo scorso anno era la mascotte di una scuderia ad Agnano. Vivace, sorridente e con tanti sogni nel cassetto, Diana è in attesa del suo supereroe per continuare a cavalcare.