LICOLA – Condannato a 10 anni di carcere per abusi sessuali sulle figlie, che all’epoca dei fatti avevano 9 e 13 anni. Questa la sentenza emessa ieri pomeriggio dalla quinta sezione della Corte di Appello di Napoli nei confronti di un imprenditore di 47 anni residente a Licola di Giugliano, da quasi due anni agli arresti domiciliari. Il collegio giudicante (presidente Rovida, giudici a latere Gaudino e Diani) ha confermato in pieno la sentenza di I grado emessa lo scorso maggio dal Tribunale di Napoli che prevede anche un risarcimento danni nei confronti delle vittime. Alla lettura della sentenza era presente anche la madre, ex moglie dell’imputato, che in lacrime ha urlato la propria gioia “Giustizia è stata fatta per le mie bimbe”. Durante il processo mamma e figlie sono state assistite dagli avvocati Francesco Benetello e Angelo Cerbone e dall’associazione antiviolenza “Maddalena” di Napoli che si è costituita parte civile.

LA VICENDA – A squarciare il velo di silenzio fu la più piccola delle figlie dell’imprenditore, che rivelò alla madre l’incubo in cui era finita insieme alla sorella maggiore, dando il via a una delicata e articolata indagine che nel marzo del 2018 portò all’arresto dell’uomo. Attraverso i racconti delle due ragazzine si riuscì a fare luce su quanto accadeva la domenica pomeriggio nella casa della nonna paterna, dove l’uomo si era trasferito in seguito alla separazione dalla moglie arrivata dopo tredici anni di matrimonio e dove, come da accordi, si tenevano gli incontri tra padre e figlie. Fatti che risalgono al periodo tra il 2013 e il 2017, quattro lunghi anni da incubo vissuti in silenzio dalle due sorelline che non si erano mai confidate tra loro: l’una non sapeva dell’altra, entrambe erano convinte di essere l’unica preda di quel papà che la domenica dopo pranzo, quando la nonna andava a dormire, cercava di soddisfare i propri appetiti sessuali. Segni di abusi riscontrati durante le visite ginecologiche a cui le bambine furono sottoposte in seguito alla denuncia della madre. Le minori furono poi sentite presso gli uffici della Procura con l’assistenza di una psicologa, aggiungendo particolari inquietanti alla storia e, al fine di verificare la genuinità del loro racconto, furono sottoposte anche a una consulenza psicologica che confermò la loro attendibilità e la loro idoneità a rendere testimonianza. E ieri la corte di Appello ha ribadito che quei racconti veri e che quel padre abusò sessualmente delle proprie figlie macchiandosi di uno dei reati più ripugnanti.