Un tratto di via Sibilla

Arrestato mentre puntava la pistola in faccia alla sua vittima per costringerlo a pagare la tangente. Così è finito in manette per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, porto abusivo di armi da fuoco e ricettazione Biagio Gargiulo, 35 anni, residente a Giugliano, personaggio già noto alle forze dell’ordine e ritenuto dagli investigatori affiliato al clan camorristico “Longobardi–Beneduce”. <<Vengo per conto degli “amici di Quarto” devi consegnarmi tutto l’incasso della serata>>  così Gargiulo nella notte tra sabato e domenica si era presentato al 46enne proprietario di un lido turistico di Licola Mare, uno dei tanti stabilimenti di viale Sibilla che la notte si trasforma in discoteca. E proprio durante la notte, mentre il lido della vittima era affollato di giovani che si divertivano in riva al mare, che l’estorsore entrava in azione. Secondo le ricostruzioni effettuate dai carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile diretti dai capitani Roberto Spinola e Maurizio Petrarca impegnati un servizio di osservazione mirato alla prevenzione e alla repressione delle estorsioni in danno di commercianti del luogo, Gargiulo unavolta giunto nel parcheggio della discoteca a bordo di uno scooter “si presentava” prima ad un dipendente del locale al quale chiedeva di poter parlare con il titolare.

la pistola utilizzata da Gargiulo

LE MINACCE E IL BLITZ – Uscito dal locale e raggiunto nel piazzale di posteggio delle auto il 46enne imprenditore si ritrovava dinanzi l’uomo che  lo minacciava chiedendogli di consegnargli l’incasso della serata, in nome e per conto dei “compagni di quarto”, appellativo che in gergo contraddistingue, inequivocabilmente, l’appartenenza alla suddetta compagine malavitosa costola del clan “Longobardi-Beneduce”. A quel punto il 46enne, che improvvisamente si ritrovava solo con l’emissario del clan pretendeva da lui l’intero incasso della serata, incomiciava a tentennare cercando di guadagnare tempo con la speranza che qualcuno arrivasse insoccorso. Di fronte ai tentennamenti del titolare  che Gargiulo dalle parole passava ai fatti e  estraendo una pistola che portava nella cintola dei pantaloni e puntandola contro la faccia della vittima.

<<Dammi l’incasso o ti sparo>> La minaccia di spararlo se non avesse consegnato tutti i soldi dell’incasso con la pistola ricolta. Ma a quel punto che, quasi come in un film d’azione che a difesa della vittima arrivavano alcuni carabinieri in borghese che mischiati tra la folla, avevano assistito alla scena.  Immediato era l’intervento dei militari dell’arma che dopo una breve colluttazione bloccavano e disarmavano l’estorsore. L’uomo alla vista degli uomini in borghese tentava di scappare, ma per lui non c’era niente da fare. Il 35enne veniva  sottoposto a perquisizione: addosso gli veniva trovata una pistola calibro 7.65 con caricatore e 12 cartucce e di un revolver calibro 38 special, con matricola abrasa, senza cartucce. con successivi controlli i carabinieri hanno accertato che la pistola calibro 7,65 era stata rubata nel marzo del 2006 ad un 53enne di Terzigno. Armi e munizioni venivano sequestrate mentre Biagio Gargiulo veniva condotto presso il carcere di Poggioreale dove è stato rinchiuso con l’accusa di “tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, porto abusivo di armi da fuoco e ricettazione”.

RACKET E SANGUE – Un’economia florida quella degli stabilimenti balneari che
“Lido la Fiorente” il giorno dell’omicidio

da qualche anno a questa parte,sulla scia del trend in voga lungo la Riviera Romagnola, di notte  si trasformano in discoteche “sotto le stelle”. Soldi e incassi che fanno gola ai clan, che tentano di trovare “linfa” per i propri affari facendo cadere nella loro rete estorsiva i titolari dei vari stabilimenti. Così è accaduto sabato scorso e così accadde tragicamente nel mese di luglio di 3 anni fa.

L’OMICIDIO GRANATA –  Quando venne ammazzato da 2 sicari Raffaele Granata, il 70enne gestore del lido” La Fiorente” di Varcaturo, a poche decine di metri di distanza da viale Sibilla.L’uomo in quell’occasione, dopo aver già denunciato nel 1992 richieste estorsive, anche quella volta si rifiutò di pagare la tangente a due uomini che qualche giorno prima si erano presentati come affiliati del clan dei Casalesi. Al rifiuto del 70enne che per 40 anni aveva gestito uno dei lidi che sorgono lungo la costa che va da Licola a Lago Patria, qualche giorno dopo ci fu la risposta dei killer che agirono alle 9 di mattina quando Granata da poco aveva aperto i cancelli d’ingresso del suo stabilimento balneari. Due killer spietati che a bordo di una motocicletta raggiunsero il povero 70enne che in quel momento si trovava in un retrobottega freddandolo sul posto.