la Tenenza dei Carabinieri di Quarto

QUARTO – Persino recarsi dai carabinieri per assolvere all’obbligo della firma poteva essere l’occasione per essere feriti o addirittura uccisi. Qualcosa di simile lo avrebbe temuto uno tra i personaggi di maggiore spessore del clan Longobardi-Beneduce,  Carmine Riccio, alias “Faccia verde”, storico affiliato al gruppo conosciuto come “Quelli del Bivio”. Nato a Quarto 50 anni fa, Riccio avrebbe scalato i vertici del clan con molta abilità, fino a diventare una figura di riferimento per gli altri affiliati.

IL CLAN SPACCATO – Data la sua importanza, Riccio avrebbe anche temuto per la sua incolumità. Siamo infatti negli anni in cui all’interno del sodalizio si sta aprendo  una grave spaccatura. I quartesi, però, restano ovviamente fedeli a Gennaro Longobardi. Il pericolo è che dall’altra parte, quella più vicino a Gaetano Beneduce, qualcuno decida di “far fuori” qualche uomo del cartello opposto. Nel 2004 Carmine Riccio viene sottoposto all’obbligo di firma presso la stazione dei carabinieri di corso Italia. Dovrà recarsi due volte a settimana, il martedì ed il venerdì, sempre alla stessa ora: alle 19. Uscire allo scoperto, camminare per strada, farsi vedere  in giro. In pratica, Carmine Riccio sarebbe diventato un obiettivo troppo facile da colpire nel caso qualcuno avesse voluto eliminarlo.

AUTO, MOTO E BODYGUARD – Per far fronte a tutto ciò, l’allora 43enne avrebbe usufruito di una sorta di scorta, anche se non è stato mai accertato se questa fosse stata armata. I militari, infatti, avrebbero iniziato a notare strani movimenti ogni qualvolta Riccio doveva recarsi in caserma per firmare. Le auto che venivano parcheggiate all’esterno di quella che oggi è una tenenza erano sempre le stesse: una Mercedes grigia ed una Smart bicolore. Poco distante si piazzava un altro uomo, nei pressi del “palazzo di vetro”. Sul marciapiedi altri personaggi stazionavano in attesa di qualcosa. Gli appostamenti dei carabinieri servirono a identificarli. Si trattava di personaggi tutti legati alla mala locale. Segnali di intesa tra di loro, sguardi scrutatori all’interno delle auto che si apprestavano a parcheggiare nella zona.

GLI APPOSTAMENTI – Tutto veniva notato dai carabinieri. Un andirivieni che si ripeteva ad ogni occasione durante la quale Riccio doveva presentarsi in caserma per firmare. Appena i segnali di “via libera” venivano scambiati, ecco arrivare Faccia Verde in sella ad uno scooter, guidato da un giovane. Mentre Riccio era dentro a firmare, arrivavano altre motociclette. Dopo aver adempiuto i suoi  obblighi, la “scorta” si scioglieva. La stessa scena veniva a ripetersi identicamente nei giorni successivi. Per tutto il mese di aprile del 2004, si ripetevano gli stessi “schieramenti” della scorta. Di armi, come detto, non sembra  se ne siano viste nella mani degli uomini che avevano il compito di sorvegliare sull’affiliato di spicco, ma qualcosa di strano venne comunque notato.

LA BONIFICA – Tutti coloro che sedevano al posto del passeggero in sella alle moto che giravano attorno alla caserma nei momenti cruciali, avrebbero avuto la mano destra dietro la schiena del conducente, quasi a voler nascondere qualcosa. Ognuno aveva un compito preciso. Da una parte c’era chi doveva “bonificare” la zona. Questi dovevano arrivare almeno mezz’ora prima di Riccio, mentre gli altri elementi della scorta giungevano al massimo dieci minuti prima. Un giorno, però, alcuni uomini della scorta si trovarono di fronte i carabinieri che chiesero loro i documenti. Alcuni tradirono il loro nervosismo, tra cui un uomo che non riusciva ad aprire il cassetto porta documenti  del suo scooter per il tremolio delle mani. Nessuna auto blu, vetri blindati e auricolari nelle orecchie per  gli uomini della scorta, ma ugualmente efficiente e rassicurante per il “loro” uomo.