Attilio Cesarano (foto dal Web)

QUARTO –  “Caro estinto”. Così fu denominata l’operazione che nel luglio del 2009 consentì  ai carabinieri di eseguire 12 provvedimenti restrittivi (firmati dal Gip su richiesta della Dda) nei confronti di altrettante persone, di cui 3 finite in carcere: Attilio Cesarano, Alfonso Cesarano (cugino di Alfonso arrestato sabato) e Patrizio Macrì, quest’ultimo collaboratore del primo. Furono arrestati per il reato estorsione ed illecita concorrenza mediante violenza o minaccia aggravati dal metodo mafioso; insieme a loro altre 9, furono sottoposte all’obbligo di firma con l’accusa di corruzione. I militari del Nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli in quell’occasione sgominarono la holding criminale di Marano, ritenuta vicina al clan Polverino.

L’INDAGINE  scattò in seguito alla denuncia da parte del titolare di una agenzia di onoranze funebri a cui era stato richiesto il pizzo: con intercettazioni, riprese fotografiche e video, con l’utilizzo delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, gli uomini dell’Arma raccolsero prove nei confronti delle persone indagate dimostrando che erano stati in grado di acquisire il monopolio dei servizi funebri nell’area nord della provincia di Napoli, contando sul consenso del clan Polverino, con ramificazioni anche nell’area puteolana, a Bacoli ed in diversi territori del Giuglianese. Il lavoro investigativo che coprì  il periodo dal 2007 al 2008, permise di portare alla luce una serie di estorsioni nei confronti di titolari di 9 agenzie funebri di Napoli e provincia alle quali era stata vietata ogni attività nella zona di Marano, Calvizzano e Quarto, anche se i parenti dei defunti si erano rivolti a loro direttamente.

IL “SISTEMA” –  In caso contrario avrebbero dovuto pagare somme tra i 2000 ed i 2500 euro per ogni funerale da svolgersi in altre aree di interesse del clan: soldi che rientravano sotto la voce di “prestazioni di servizio alle ditte esterne, in pratica, per il noleggio del carro funebre e di altri servizi. Il tutto con l’aggravio delle spese dei malcapitati familiari dei deceduti. Al business prendevano parte anche 6 addetti alle sale mortuarie di alcuni ospedali: quello Civile di Castelvolturno, il Cotugno di Napoli, il complesso ospedaliero Federico II ed altri nosocomi della Campania: questi suggerivano ai familiari dei morti 6 imprese funebri riconducibili ad uno degli arrestati, Attilio Cesarano, di Calvizzano.

CORRUZIONE –  Incarico svolto dietro il compenso di 50 o 100 euro.Tra le persone finite in manette anche un dipendente dell’ufficio dello stato civile del Comune di Marano che rilasciava i permessi di sepoltura ed autorizzazione al trasporto delle salme senza la necessaria documentazione: anche in questa circostanza l’impegno era pagato con una banconota “verde”. All’attività illegale prendevano parte anche 6 addetti alle sale mortuarie di alcuni ospedali di Napoli, Giugliano e Castelvolturno. Stando a quanto accertato, nei comuni do-ve operava la ditta Cesarano quelle concorrenti non solo non dovevano lavorare ma addirittura sui manifesti funebri non potevano apporre neanche il loro nome.