QUARTO – Continuano le indagini dopo quanto scoperto nei giorni scorsi su un terreno di periferia, ed in particolare su ciò che è stato rinvenuto all’interno di un capannone. Stipati gli uni sugli altri decine di scatoloni contenenti farmaci di cui ancora si disconosce l’origine, ma che avevano come destinazione – stando a quanto riportato sulle facciate esterne dei pacchi – il Burkina Faso.

IL “SISTEMA” PER CAMUFFARE LE SPEDIZIONI – Si tratta di medicinali in parte scaduti ed in parte già utilizzati, quasi tutti dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale. In particolare è la Guardia di Finanza ad indagare su quello che sembra essere uno degli anelli di una più complessa catena di un mercato clandestino di merce diretta in Africa. Assieme ai medicinali c’erano anche diversi televisori, giocattoli per bambini, biciclette e vecchi elettrodomestici. All’esterno centinaia di pneumatici accatastati, a quanto pare anch’essi pronti per essere spediti verso l’altra sponda del Mediterraneo. E’ massimo, ovviamente, il riserbo da parte di chi sta cercando di fare luce su un presunto traffico di rifiuti da rivendere e  riutilizzare, ma camuffato da aiuto umanitario. I medicinali potrebbero essere stati raccolti sia da ditte specializzate che so occupano della loro distruzione una volta scaduti, oppure da associazioni e congreghe religiose che ingenuamente hanno accettato medicinali da parte di ci non avesse più bisogno, finiti poi nelle mani sbagliate per alimentare il traffico illecito.

MERCATO CLANDESTINO DI RIFIUTI – Un sistema che vedrebbe soggetti senza scrupoli raccogliere la merce da inviare in Africa, mettendo assieme quanta più roba possibile in modo da ammortizzare il costo delle spedizione. Questa avverrebbe tramite container, il cui solo invio viene a costare circa 2800 euro. Una volta a destinazione, la merce “nata” come rifiuto, verrebbe poi rivenduta all’interno di un mercato illecito che smisterebbe i prodotti ai dettaglianti. I pneumatici usati non verrebbero riutilizzati da altri veicoli, ma usati come base per la realizzazione di calzature. Un riciclo che nulla ha a che vedere con l’attenzione verso l’ambiente, sia chiaro. Ma che arricchirebbe pochi soggetti tra l’Italia e i paesi africani.

L’OPERAZIONE INTERFORZE – La scoperta è avvenuta martedì scorso nel corso di un controllo interforze coordinato dall’Incaricato del Viminale Gerlando Iorio, che ha visto operare assieme Esercito, Guardia di Finanza, carabinieri, polizia metropolitana, Arpac, polizia di Stato, Forestale e polizia locale.