Il blitz di lunedì a Quarto

QUARTO –  La “gola profonda” è Roberto Perrone, detto “Paperone”. Finì in manette il 3 maggio del 2011. Era lui il referente nella città di Quarto del clan Polverino del quale conosce tutti i segreti che da diversi mesi a questa parte sta raccontando ai Magistrati dell’Antimafia di Napoli dopo essersi pentito. Permessi, concessioni edilizie, acquisti di abitazioni e mansarde. Si parla di grossi affari. In mezzo finì anche un centro commerciale, l’Ipermercato di via Masullo. Indagine che nel 2006 portò a 36 avvisi di garanzia, destinatari l’allora sindaco Pasquale Salatiello, consiglieri comunali, tecnici, imprenditori accusati a vario titolo di corruzione, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, falso ideologico, aggravate dal favoreggiamento alla criminalità organizzata. Il clan secondo il racconto del pentito avrebbe messo le mani anche sulla costruzione del Centro Commerciale attraverso una società costituita ad “hoc” a capo della quale c’erano un muratore e un autista che acquistò il terreno a un miliardo di lire per poi rivederlo dopo poco più di 10 giorni a 10 miliardi. Particolare sul quale si focalizzò l’attenzione dei Magistrati fu l’operato dell’allora amministrazione comunale che a seguito dell’acquisto del terreno da parte della società cambio la destinazione d’uso da agricola in area a uso commerciale. La “longa manus” del  clan Polverino nell’hinterland a nord di Napoli era arrivata anche a Quarto.

Il boss Polverino in manette

MAXI RETATA –  A svelare il ruolo di capi e manovalanza del clan camorristico fu un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli in collaborazione con gli agenti spagnoli dell’UCO (Unidad Central Operativa) della Guardia Civil. Nel paese iberico i “maranesi” gestivano attività commerciali e il traffico di stupefacenti. All’alba del 3 maggio di un anno fa scattò il blitz. Quaranta le ordinanze di custodia cautelare e beni sequestrati per un valore di circa 1 miliardo di euro. Tra gli arrestati c’era anche Armando Chiaro,  candidato del PDL ex capogruppo poi eletto consigliere comunale con 385 voti qualche giorno dopo.  Gli arresti furono eseguiti su richiesta degli stessi Pubblici Ministeri che ieri hanno firmato  i decreti di perquisizione e iscritto nel registro degli indagati 4 persone. Le accuse, a vario titolo, per associazione a delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsioni, usura, detenzione illecita di armi, traffico e spaccio di stupefacenti, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori nonché di reinvestimento di capitali di provenienza illecita in attività imprenditoriali, immobiliari, finanziarie e commerciali. La cosca fu decapitata, ma il boss era ancora libero.

IL BOSS –  Fino al 6 marzo di quest’anno  quando a Jerez de la Frontera in Spagna in un complesso residenziale di ville super lussuose la latitanza del capo Giuseppe Polverino, detto  “O barone” ricercato da sei anni e ritenuto uno dei latitanti piu’ pericolosi d’Italia. Polverino si trovava in compagnia di Raffaele Vallefuoco, esponente di spicco della cosca attiva a Marano, a Quarto, in altre zone d’ Italia e in Spagna. Il boss considerato l’erede di Lorenzo Nuvoletta acquisì prestigio criminale dallo storico clan di Poggio Vallesana, tra i primi a stringere alleanza con la mafia palermitana. Oltre 100 appezzamenti di terreni, 175 appartamenti, 19 ville, 141 tra box auto, negozi e magazzini. E ancora, 43 società tra cui alberghi, gioiellerie e aziende agricole oltre a 117 autovetture, 62 autocarri, 23 motocicli. Un tesoro da circa un miliardo di euro che i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli avevano sequestrato in via preventiva lo scorso maggio a personaggi ritenuti affiliati o prestanome del clan Polverino. La cosca, secondo i Magistrati, è egemone nelle citta’ di Marano di Napoli, Villaricca, Quarto, Qualiano, Pozzuoli e nel quartiere Camaldoli di Napoli e in Spagna, in particolare a Barcellona, Alicante e Malaga.

CONTROLLO TOTALE –  Secondo i Carabinieri del comando provinciale di Napoli ”si tratta di attivita’ commerciali e imprenditoriali che comprovano la centralita’ assunta da Polverino nello scenario criminale campano e la sua pervasiva capacita’ di infiltrazione nel mondo economico e imprenditoriale, per il controllo in regime pressoche’ monopolistico della produzione e in molti casi la distribuzione in numerose zone della provincia di prodotti alimentari (farine, pane, carni – pollame e bovini-, uova, caffe’) nonche’ di importanti attivita’ nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo. Tutte attivita’ sostenute grazie al riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di stupefacenti che vede il gruppo camorristico operare costantemente sull’asse Marano-Spagna meridionale”

GENNARO DEL GIUDICE