Un momento dell'incontro a Palazzo Toledo, da sinistra Abete, Manna e Greco

POZZUOLI – Grande successo di pubblico per il nuovo appuntamento del ciclo di seminari “Pozzuoli è Cultura”, svoltosi nella giornata di ieri presso il Polo Culturale di Palazzo Toledo. Tema dell’incontro, che ha suscitato un interessante dibattito tra il pubblico presente, l’elaborato di laurea in linguistica generale dal titolo “I dimostrativi nel parlato. Dall’Italiano al dialetto di Pozzuoli”, esposto dalla giovane laureata puteolana Anastasia Manna, affiancata nell’occasione da Paolo Greco e Giovanni Abete, docenti dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

LA RICERCA – Il lavoro presentato fonda, in particolare, le sue radici sullo studio dei dimostrativi nel dialetto puteolano. A ciò si è giunti grazie alla realizzazione di un’indagine condotta sotto forma di intervista, nei confronti di tre cittadini puteolani (due uomini ed una donna). La particolarità in questo caso, risiede nei luoghi scelti per svolgere l’indagine. Se in una circostanza è stato sufficiente recarsi presso il domicilio dell’intervistata, nelle restanti, sono stati scelti due luoghi insiti di storia e tradizione, in cui riecheggia la memoria puteolana, quali la darsena e la chiesa dell’Assunta a Mare. Dal lavoro illustrato, emerge inoltre una certa vicinanza del dialetto puteolano a quello napoletano e montese, cioè ai dialetti di territori prossimi a quello di Pozzuoli.

L’AUTRICE – Diverse sono state le tappe che hanno portato la giovane puteolana a realizzare questo lavoro. «Essendomi occupata essenzialmente di linguistica nel percorso di studi di laurea triennale, ho iniziato a nutrire un interesse nei confronti di questa materia – ci dice Anastasia – Da qui ho cominciato ad approfondire questo argomento, fino a quando con i professori Greco ed Abete abbiamo cominciato a realizzare queste indagini. Lavoro che ha richiesto ben due anni di tempo e diverse ore al giorno per analizzare le interviste in dialetto puteolano, che presenta dittonghi al quanto difficili da tradurre. Sono riuscita così a coniugare la linguistica con qualcosa che avesse a che fare con il mio territorio». Un’occasione questa, che ha permesso ai tanti partecipanti di riscoprire le antiche radici puteolane, ormai assopite da fin troppo tempo.

GENNARO VOLPE