Il tratto dell'alveo dei Camaldoli ostruito dai rifiuti

POZZUOLI – L’alluvione del 6 novembre distrusse tutto. Acqua, terreno e melma dopo lo straripamento dell’alveo dei Camaldoli ricoprirono per oltre due metri le case della Piana di Licola. Da via Bambù e via Madonna del Pantano 36 famiglie furono evacuate. Case, coltivazioni e un ristorante distrutti, decine di animali morti, danni per centinaia di migliaia di euro. Oggi dopo 10 mesi la campagna è rifiorita, il ristorante ha riaperto, le famiglie sono rientrate nelle loro abitazioni. Ma i segni della distruzione restano. E l’alveo dei Camaldoli fa di nuovo paura. Quel “mostro” che sorge ad appena dieci metri dalle loro case oggi è  pieno di rifiuti che ricoprono il letto del canale. Lo spazio tra il fondo e gli argini è diminuito e di conseguenza anche la sua portata.

I PERICOLI –  In caso di forte pioggia potrebbe riempirsi più velocemente e straripare con più facilità. Nel tratto di canale che passa lungo via Bambù, sotto al ponticello che collega due zone di terra si è incastrato un grosso albero. La corrente lo avrà trascinato fino a questo punto, qualcuno lungo i 70 chilometri di canale da qualche punto lo avrà segato e lanciato giù. Insieme a un grosso cumulo di rifiuti ora fa da “tappo” sotto al viadotto. Qualora dovesse piovere l’acqua che dalla collina scende a valle non riuscirebbe ad arrivare fino al mare e la fuoriuscita sarebbe inevitabile

Nella piana di Licola sono ancora evidenti i segni della devastazione

LA PAURA – «Possiamo mai vivere così? Ma avete visto cosa c’è lì dentro? – racconta Angela Panella, una delle residenti che lo scorso 6 novembre vide finire casa, azienda di famiglia e autovetture sotto il fango  – Stiamo ancora pagando per i danni provocati dall’alluvione di novembre e già siamo di nuovo a rischio. Siamo stati abbandonati da tutti, da quel giorno si sono dimenticati di noi. Facciano qualcosa prima che sia troppo tardi» Intanto, il temporale di qualche giorno fa li ha costretti a rimanere svegli per tutta la notte, affacciati a guardare il livello del canale. Per precauzione quando il cielo di fa grigio parcheggiano le auto fuori, all’esterno dei cortili, perché in caso di pericolo diventa più facile scappare.

VELENI –  Su quel canale realizzato dai Borboni nel corso dell’800, che dalla collina dei Camaldoli attraversa i vari comuni appartenenti al bacino nord-occidentale della Campania estendendosi su una superficie di circa 70 chilometri, oltre al Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno hanno la competenza nella gestione dell’alveo anche la Provincia di Napoli, i Comuni interessati ed il Genio Civile. Ma nessuno sembra muovere un dito per quanto riguarda l’ordinario.  Lì dentro confluiscono le acque piovane di  Mugnano, Calvizzano, Qualiano, Quarto, Licola, Villaricca che poi vengono convogliate nel mare antistante proprio la spiaggia di Licola. Acqua, ma anche liquami, rifiuti, scarichi industriali. E su questo un particolare inquietante emerge proprio da una relazione realizzata dall’Autorità Bacino nord occidentale della Campania: “L’alveo è ormai ad uso promiscuo, in gravi condizioni di inquinamento a causa dell’immissione di acque reflue civili ed industriali e dello sversamento incontrollato di rifiuti solidi di varia natura e di materiali di risulta, che talvolta determinano localmente pericolose situazioni di restringimento”.

GENNARO DEL GIUDICE
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