POZZUOLI – Centonovanta persone. Centonovanta famiglie. Ecco il numero di coloro che in questi giorni si stanno battendo disperatamente contro un’ingiustizia scriteriata: perdere il lavoro, dopo vent’anni, per l’applicazione di un decreto in cui le loro figure professionali non esistono. Sono i centonovanta “trasparenti”, dipendenti delle strutture psichiatriche dislocate su tutto il territorio dell’Asl Napoli 2 Nord, a cui, nell’ultimo mese, non hanno neppure erogato lo stipendio. 

IL DECRETO – In questione c’è il Decreto 5, Burc Campania 11 Marzo 2011, che sancisce le figure professionali garantite nelle strutture psichiatriche: infermieri, medici, terapisti, psicologi. Niente più animatori sociali, maestri d’arte, esperti di mestieri e manualità, addetti alla cucina. L’impressione generale è che delle figure attualmente in servizio bisognerà sbarazzarsi al più presto, in nome del mero risparmio economico e seguendo una logica scellerata di rottamazione. I dipendenti rottamati resteranno senza lavoro, a cinquant’anni, con carriere ventennali. 

LO SFOGO «Nessuno di noi, malgrado più di vent’anni di esperienza, corrisponde a queste figure. Eppure abbiamo fatto un lavoro di qualità, abbiamo raggiunto dei risultati ottimali coi nostri pazienti, abbiamo instaurato una relazione umana. Ora va a cadere tutto.» Si sfoga col nostro giornale una delle dipendenti del Centro Diurno Residenza Dedalo. Il timore, oltre a un licenziamento in tronco, riguarda anche i pazienti. «Le figure garantite in questo decreto sono certamente qualificate, ma col paziente chi ci starà? Risulta necessario instaurare una storia con il paziente, seguirlo nella riabilitazione, conoscerlo. Così invece stiamo tornando indietro.»

LO SPETTRO DEL MANICOMIO – Secondo una relazione conoscitiva pubblicata da alcuni dipendenti anche sul web, si evince che con l’applicazione del nuovo decreto si andrà incontro a una “fortissima lacerazione nel sistema riabilitativo e assistenziale” che, grazie alla legge Basaglia si era tentato faticosamente di costruire uscendo da un’ottica di “ospedalizzazione e manicomio” e rincorrendo “la chimera dell’integrazione e del reinserimento sociale”. Tutto ciò, secondo le ipotesi, non esisterà più. Infatti, ad esempio, gli infermieri previsti dal Decreto saranno tenuti ad occuparsi dell’aspetto assistenziale ma solo in ambito clinico. Di conseguenza, tutto ciò che concerne la cura della persona o il lato umano della riabilitazione ricadrà, al massimo, su una sola unità. O non ci si penserà affatto. Gli animatori sociali o gli esperti d’arte saranno sacrificati a vantaggio di “terapisti occupazionali”. Saranno licenziati i cuochi. E non solo. «Fino ad oggi c’erano delle strutture con al massimo venti posti residenziali e trenta semiresidenziali, dove si crea un clima più giusto per il paziente. Se invece tu fai un grande casermone, riproponi il vecchio manicomio». Continua la coordinatrice di Dedalo. 

“L’INGIUSTIZIA” – «Noi ora siamo in scadenza di gara d’appalto, non abbiamo più la continuità terapeutica e sappiamo che chiunque verrà non è tenuto a tenerci. Possibile che questo resti un grido inascoltato? Noi siamo i trasparenti. Non è giusto». Il personale in mobilitazione non nasconde di avere al vaglio una serie di proposte. Saranno ascoltate o, ancora, colpevolmente ignorate?