POZZUOLI – Motoseghe, trattori, decespugliatori, tosaerba, ma anche trapani e zappe. Sono alcune delle attrezzature rubate nel corso degli ultimi due anni sui territori di Bacoli, Pianura, Pozzuoli e Quarto. I colpi venivano messi a segno sempre di notte; ad essere presi di mira sia gli esercizi commerciali che i garage di private abitazioni. Nelle prossime ore i cinque indagati, destinatari della misura cautelare eseguita ieri mattina dai carabinieri della Compagnia di Pozzuoli, compariranno davanti al gip. Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, furto e rapina. I destinatari della misura cautelare in carcere sono Luigi Perrone (alias ‘o barone), 53enne di Quarto e Antonio D’Ambrosio (alias motosega), 51enne di Quarto. Ai domiciliari Biagio D’Ambrosio, 32enne di Quarto (figlio di Antonio D’Ambrosio ndr); Pietro Di Pierno, 50enne di Napoli e Luigi Di Costanzo, 29enne di Napoli.

IL LINGUAGGIO CRIPTICO – Dall’attività investigativa è emerso che gli indagati usavano un linguaggio cifrato: spesso venivano utilizzati termini generici o evidenti sottintesi per evitare di incappare nella reale natura illecita dell’oggetto del discorso. La banda si muoveva a bordo di una macchina con targa straniera acquistata all’interno di un campo nomadi. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: le conversazioni intercettate, le riprese dei sistemi di videosorveglianza, i servizi di appostamento, i sequestri e gli arresti hanno dimostrato la sussistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla progettazione e all’organizzazione di una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio attraverso un collaudato modus operandi. Dalle indagini è venuto fuori che il sodalizio disponesse di una vera e propria “base operativa”, ossia l’abitazione-deposito di Perrone, che fungeva da punto di partenza e di rientro dei furti. Qui ci si dava appuntamento anche per pianificare gli assalti.