POZZUOLI – Ancora guai per Gennaro Ranalli, il finto prete di Pozzuoli che già nel gennaio scorso si vide confermare in Cassazione una condanna ad un anno e 4 mesi.

SFILZA DI CONDANNE – La Suprema Corte è nuovamente intervenuta dopo un ricorso presentato dal 58enne volto a farsi riconoscere la continuazione dei reati per i quali è stato condannato con sentenze definitive emesse dal Tribunale di Verona nel 2014 per truffa, dal Tribunale di Firenze l’anno successivo con l’accusa di sostituzione di persona, dal Tribunale di Forlì nel 2017 ed infine dalla Corte d’Appello di Milano, sempre nel 2017.

LA DIFESA NON REGGE – Secondo la difesa dell’uomo, il giudice «limitandosi a fornire una “stringatissima motivazione di appena nove righe”, avrebbe omesso di fornire un’adeguata analisi degli elementi circostanziali dedotti dalla difesa, limitandosi ad affermare che tra i primi due reati, commessi nel 2009, vi era un’apprezzabile distanza temporale e che i fatti accertati nel 2012 erano stati commessi da Ranalli in attuazione di un astratto schema truffaldino, estemporaneo e non collegato con gli altri reati accertati».

TRUFFE SULLA BENEFICENZA  – Secondo i giudici, però «Ranalli avrebbe sempre commesso il fatto di reato senza mai avvicinare fisicamente le proprie vittime e non a seguito di incontri occasionali, ma solo telefonicamente e informandosi bene preventivamente sulle attività di beneficenza svolte dalle potenziali vittime. La tesi della estemporaneità delle condotte criminose, del tutto occasionali e, dunque, necessariamente slegate l’una dall’altra, risulta assolutamente incompatibile con il tipo di truffa pianificata in tutti i dettagli organizzativi».

IL CASO – Gennaro Ranalli divenne noto nel 2008, per una truffa all’allora 90enne ed ex parroco di Scapezzano, in provincia di Ancona, in quel momento in una casa di riposo. Si era spacciato per un prelato con il solo scopo di prendere soldi da un anziano prete, convincendo quest’ultimo sul rientro del “prestito” grazie all’interessamento di un altro uomo di chiesa, amicizia comune ai due. Scoperto il raggiro, l’ex parroco si era poi rivolto ai carabinieri, facendo così scattare le indagini.