POZZUOLI – E’ stato condannato a 16 anni di carcere Carlo Avallone, alias “fantasma”, il 32enne aspirante boss a capo di una banda di giovani che in sei mesi diede vita a una guerra contro gli eredi del clan Longobardi nei quartieri di Monterusciello e Licola. Avallone è accusato di tentato omicidio, nei pressi del “Caffè Prestige” al lotto 5 di Monterusciello, ai danni di Raffaele Grieco, 54 anni, detto “pallone”, uno dei fedelissimi di Gennaro Longobardi; tentata estorsione al mercatino rionale ai danni di uno dei fratelli “malacarne”, il cui furgone fu poi crivellato di colpi sotto la sua abitazione; e di detenzione e porto d’armi. Nei confronti del “fantasma” il Pubblico Ministero Gloria Sanseverino aveva chiesto 20 anni di carcere.

IL BOSS FANTASMA – La sentenza di primo grado è arrivata dalla IV sezione collegiale del Tribunale di Napoli che entro 90 giorni renderà note le motivazioni della condanna contro la quale la difesa di Avallone ricorrerà in Appello. Carlo Avallone fu arrestato dai reparti speciali del GIS dei carabinieri e dai militari della Compagnia di Pozzuoli il giorno della vigilia di Natale del 2017 in una villetta di Pescopagano, dove si era rifugiato insieme ad altre persone, tra cui Vincenzo Viola, ritenuto uno dei suoi fedelissimi. Avallone finì in manette dopo sei mesi trascorsi da sorvegliato speciale “irreperibile”.

IL PENTITO – Di lui ne parla anche il pentito di camorra Teodoro Giannuzzi detto “Teo”, pusher del clan Orlando, che racconta di un “baratto”: un prezioso orologio in cambio di una mitraglietta. “Non ricordo bene il mese, una sera, parlando fuori al bar con Armandino, questi mi disse che gli piaceva una mitraglietta “scorpion”, così, per tenermelo buono e per quieto vivere, la recuperai da Avallone Carlo, al quale avevo regalato un orologio, che mi ricompensò dandomi questa mitraglietta “scorpion” di colore nero, che consegnai personalmente a “Ciruzzo”, cioè Di Lanno Ciro e Cristofaro Candela, da far recapitare ad Armando”.