I mezzi coinvolti nell'incidente

POZZUOLI –  Il telefono di Marilisa squilla ininterrottamente, arrivano messaggi. Sono le 10 e lei già da un’ora doveva trovarsi al lavoro. Dall’altra parte della strada, lato Varcaturo, ai nastri collocati dagli agenti per chiudere l’accesso si affaccia un giovane che chiede  il nome della vittima. Strani presagi, la voce dell’incidente ha fatto il giro, si cerca quella conferma che mai si vorrebbe avere. Quel giovane è un collega di Marilisa, la stavano aspettando al lavoro. Poi giunge un uomo, scavalca i nastri. Si avvicina all’automobile, guarda il tetto, il suo atteggiamento desta sospetti agli agenti che gli chiedono cosa stesse facendo. Trema, non riesce nemmeno a parlare, chiede il nome della ragazza morta. “Mia figlia ha una Fiat Punto come questa, è grigia, ha delle macchie sul tetto, alle otto stava andando al lavoro vi prego ditemi come si chiama”. Non è lui il padre della vittima, ma il terrore, gli indizi, lo hanno spinto da Pozzuoli a venire di corsa fino a Licola.

UNA RAGAZZA DOLCE E SOLARE  – Tra quel groviglio di lamiere spunta una sciarpa rosa, bianca e blu: Marilisa aveva una grande passione, il Napoli, del quale era tifosissima. Intanto la notizia della tragedia ha già fatto il giro tra Bacoli e Pozzuoli. Rabbia, sconcerto, disperazione tra quanti conoscevano la povera Marilisa, 20 anni festeggiati appena 3 giorni fa. Viene descritta da tutti come una ragazza gioiosa e solare. Aveva da poco terminato gli studi diplomandosi all’ITIS di Pozzuoli. “Parcheggiava sempre la macchina nello spazio di fronte al nostro negozio, veniva sempre con altre 3 ragazze” ricorda Nicola. Poi come tanti giovani che non vogliono gravare sulle spalle dei genitori Marilisa aveva trovato un lavoretto per l’estate. Tutte le mattine usciva da casa intorno alle 7 e mezza per arrivare puntuale al lavoro. Anche ieri la solita routine, poi la tragedia.

GENNARO DEL GIUDICE