POZZUOLI – Mentre passeggia all’esterno del palazzetto mostra la collanina con l’immagine della sua adorata Teresa. Partorina, donna minuta ma dal carattere forte, da quando ha messo piede lì dentro non ha mai rivolto lo sguardo verso quell’angolo dove 5 anni fa fu adagiata la bara di sua figlia, morta ad appena 32 anni nella tragedia di Monteforte Irpino. In quel luogo che rievoca uno dei momenti più tristi e dolorosi della storia della città di Pozzuoli il marito invece ha deciso di non metterci piede.

IL DRAMMA – E’ il dramma nel dramma che stanno vivendo i coniugi Restivo, tra le 43 famiglie sfollate dal campo container di via Generale Carlo Alberto dalla Chiesa e da una settimana ospitate nel centro di accoglienza allestito nella struttura sportiva. «Non immagini cosa sto provando, cosa ho sentito dentro quando sono entrata ed ho visto quei letti. Qua dentro 5 anni fa hanno fatto i funerali a mia figlia, è una delle 40 vittime della strage di Monteforte. Da quando sono entrata in questo palazzetto non mi sono mai girata verso il lato dove furono collocate le bare e dove c’era anche quella di mia figlia».

LA STRAGE DI MONTEFORTE – Teresa Restivo, figlia di Partorina, aveva 32 anni quando morì nella tragedia di Monteforte Irpino. Era andata a trascorrere il week end con gli zii. Lei su quel maledetto pullman non doveva esserci: prese parte alla gita in un secondo momento, dopo che si era liberato un posto nella comitiva di famiglia. Oggi i suoi genitori, il fratello e la sorella di 18 anni più piccola stanno vivendo il dramma dello sgombero, il dolore per aver perso quella che era la loro “casa”. Nulla a che vedere con l’immane tragedia della perdita di una figlia, di una sorella. Ma pur sempre un dramma.