1. Artisti-studenti  e docenti Liceo artistico Pozzuoli
1. Artisti-studenti e docenti Liceo artistico Pozzuoli

POZZUOLI – Grande interesse sta suscitando la mostra tra i tanti visitatori che continuano ad affollare gli spazi espositivi di Palazzo Toledo, ricchi di oggetti, di installazioni, di libri d’Artista ed opere d’Arte. Un percorso che parte dal lungo salone centrale del piano terra in cui sono in mostra le opere delle avanguardie e neo – avanguardie e prosegue attraverso altre due sale contigue, in cui la mostra si arricchisce di contenuti sui Campi Flegrei e su alcune realtà particolari della sperimentazione artistica. Nel salone centrale della mostra si trovano anche l’installazione “In video veritas degli allievi del “Liceo artistico E. Majorana”, sotto la guida del Prof. Antonio Ciraci e “l’Impiccato”, Opera di Isotta Bellomunno.

 

2. Isotta Bellomunno
Isotta Bellomunno

IN VIDEO VERITAS – è stata creata dagli allievi Camilla Illiano, Salvatore Gandolfo, Mattia Guardascione e “Si tratta di una installazione costituita da un televisore (vintage) posto su un’asta di circa un metro e trenta con base in ferro. All’interno del televisore, privo di vetro anteriore e di tutte le componenti elettroniche interne, ridotto praticamente ad una semplice scatola, o a mini quinta teatrale, saranno appesi con un filo tre libricini d’artista di otto pagine ciascuno elaborati dai tre allievi. Il tutto verterà sull’ironia rivolta alla diffusa idea della insindacabilità popolare della TV in quanto nuova bibbia dei poveri, e sulla possibilità, in questo caso, da parte del fruitore di penetrare nella macchina video e toccare con mano, anzi, sfogliare con mano la verità narrata “.

 

LA MOSTRA – Isotta Bellomunno, artista tanto giovane e tanto affermata, che nel 2003 partecipò alla prima collettiva nel complesso storico del Rione Terra qui a Pozzuoli, ha creato per Palazzo Toledo l’opera dal titolo “l’impiccato”: “Dio soffre per la moltitudine di anime che la sua voce non può raggiungere. La verità religiosa é contenuta in un piccolo numero di manoscritti che, invece di divulgare il tesoro pubblico, lo confinano. Rompiamo i sigilli che sigillano il sacro e diamo ali alla verità affinché possa trionfare su ogni anima che venga al mondo in suo nome, dalla sua parola non più scritta con grande fatica da mani facilmente paralizzate, ma moltiplicate come il vento da una macchina instancabile. É un torchio, si ma un torchio da cui scorrerà, in un flusso inesauribile, la più meravigliosa linfa che sia mai esistita a placare la sete degli uomini. Così Dio diffonderà la sua parola, fonte di pura verità scorrerà da esso come una nuova stella squarcerà l’oscurità dell’ignoranza, portando luce sconosciuta tra gli uomini”. Queste furono le parole di Johann Gutenberg sulla sua grande invenzione,( la stampa a caratteri mobili) le stesse riportate, dalla Bellomunno, su di una corda di 10 metri, in un lungo e minuzioso lavoro di trascrizione fatto con acrilico e pennello. La corda come un cordone ombelicale rappresenta quel legame che vi è fra lettore e libro; un osmosi racchiusa in quello spazio che si crea fra il nostro sguardo ed il libro aperto. Ma se la poniamo su di una bara allora la composizione porta un ulteriore messaggio. Se da un lato traspare questa sete di conoscenza, questo bisogno di allontanarci da tutto e rinchiuderci in realtà parallele, dall’altro lato vediamo un cambiamento: un abbandono, se pur lento, della stampa del libro. La mostra resterà aperta fino al 30 maggio 2015.