Un tratto di via Cappella tra i comuni di Bacoli e Monte di Procida

MONTE DI PROCIDA –  Notte di terrore in casa di un imprenditore, picchiato selvaggiamente da una banda di rapinatori davanti agli occhi terrorizzati della moglie e della figlioletta di appena un anno. Da lui volevano soldi mentre colpivano con schiaffi e pugni al volto e gli devastavano l’abitazione, rovesciando cassetti e mobili tra le urla disperate della donna e il pianto a dirotto della piccola. Un incubo durato trenta lunghissimi minuti. Non trovato il denaro, scendevano poi nel deposito di bibite di proprietà della vittima, dove fortunatamente il guardiano accortosi della rapina in corso riusciva a lanciare l’allarme mettendo in fuga la banda. Il villino preso d’assalto si trova al confine tra i comuni di Bacoli e Monte di Procida, lungo via Cappella.

L’ASSALTO –  Qui intorno alle 2.30 di domenica notte in sei hanno fatto irruzione. L’abitazione di D.C., 41 anni, imprenditore, si trova  in una traversa distaccata dalla palazzina dove vive il resto della sua famiglia. I rapinatori, che secondo il racconto delle vittime pare fossero in sei, indossavano tutti con i volti coperti da passamontagna e guanti per non lasciare tracce, dopo aver scavalcato il cancello salivano sul terrazzo al piano rialzato. A protezione dell’abitazione le persiane napoletane in alluminio, gli infissi interni in legno e l’antifurto pronto a scattare alla minima forzatura. Che entrava regolarmente in funzione svegliando il proprietario. L’uomo accortosi dell’anomalia si alzava dal letto per controllare cosa stesse accadendo. Un rumore proveniente da fuori lo insospettiva. Si avvicinava alla porta-finestra, apriva l’infisso ed ecco che si trovava di fronte i sei che gli si avventavano addosso. Calci, pugni, schiaffi con la vittima che veniva  prima scaraventata sul pavimento e poi portata nella stanza da letto dove c’erano la moglie e la figlioletta.

LA VIOLENZA –  L’uomo dopo essere stato costretto a disinnescare l’antifurto che nel frattempo suonava, veniva fatto stendere sul letto e colpito a ripetizione tra le urla della moglie e il pianto della figlioletta svegliata nel sonno dal trambusto. La donna veniva strattonata e tirata per i capelli, chiedeva di poter fare il latte alla bimba. Ma l’accanimento era sull’imprenditore dal quale i banditi volevano sapere dove fossero i soldi. Secondo il racconto delle vittime, pare che i sei parlassero con un chiaro accento straniero.  Intanto la casa veniva messa a soqquadro, rovesciati cassetti, mobili, i panni gettati a terra sempre alla ricerca di denaro. Marito e moglie consegnavano ciò che avevano, qualche oggetto di valore ma nulla più. La vittima pur di mettere fine all’incubo li invitava a dirigersi nel suo deposito di bibite, “a prendere tutto ciò che volevano”. Pur di mettere fine a quell’incubo. Così alcuni del componenti della banda si dirigevano giù.

L’ALLARME –  Ma nel frattempo il guardiano del deposito riusciva a dare l’allarme all’istituto di Vigilanza. A quel punto i rapinatori accortisi di essere stati scoperti raggiungevano gli altri rimasi in casa e si davano alla fuga nelle campagne circostanti facendo perdere le tracce. L’imprenditore con il volto tumefatto e sanguinante andava a chiedere aiuto ai familiari che dalla palazzina vicina non avevano sentito nulla. Sul posto giungevano i carabinieri della stazione di Monte di Procida diretti dal maresciallo Giuseppe Perna e della Compagnia di Pozzuoli. I militari ascoltavano le vittime ed effettuavano i rilievi nell’abitazione alla ricerca di indizi utili per risalire all’identità dei rapinatori.

GENNARO DEL GIUDICE