Uno dei gabbiani morti nel lago d'Averno

POZZUOLI–  Quel gabbiano morto lascia spazio a preoccupanti presagi. Dopo le migliaia di pesci, ora a morire nel Lago D’Averno sono anche gli uccelli? Così sembrerebbe, nel vedere quel gabbiano che galleggia sull’acqua tra i canneti e i cefali ammazzati dalla mancanza di ossigeno. Ma intanto quello che fu il lago che ispirò Dante Alighieri rimane ancora marrone e, tutt’intorno,  la puzza di morte è forte. Camminando lungo le sponde del bacino lacustre, all’altezza del Tempio di Apollo si trova un altro gabbiano morto. E un altro lo si trova dall’altra parte della sponda, nei pressi di un edificio posto sotto sequestro diversi anni fa.

ANCORA PUZZA DI MORTE –  Insomma, il Lago D’Averno continua ancora a puzzare di morte alimentando i timori per una strage di pesci e volatili che sembra ormai non conoscere fine. I primi avvistamenti di pesci morti arrivarono a fine gennaio, quando improvvisamente centinaia di pesci, la maggior parte dei quali cefali, iniziarono a morire. Lo scenario anche in quel caso era inquietante: pesci che venivano a galla, boccheggianti che dopo qualche ora morivano finendo per essere trasportati dalla corrente verso le sponde dove decine di pescatori erano appostati per catturarli. In concomitanza con questo fenomeno, il colore dell’acqua iniziò a cambiare: da verde diventò azzurra per poi colorarsi di marrone.

L'acqua marrone

PREOCCUPAZIONE –  Una situazione preoccupante che spinse la Regione Campania ad incaricare l’Arpac a fare dei prelievi. Ebbene, nulla di anomalo fu riscontrato come spiegò  appena 10 giorni fa l’assessore all’ambiente della Regione Giovanni Romano  “I pesci sono morti per mancanza di ossigeno e non per fattori di inquinamento. A determinare il decesso di alcune specie  sono state la presenza di idrogeno solforato, che deriva dall’attività vulcanica sottostante il lago, e la contemporanea crescita delle microalghe. L’ecosistema è comunque in equilibrio poiché i decessi riguardano esclusivamente pesci di medie e grandi dimensioni: quelli piccoli riescono, evidentemente, a soddisfare il proprio bisogno di ossigeno e a riprodursi. A determinare il decesso di alcune specie sono state la presenza di idrogeno solforato, che deriva dall’attività vulcanica e della proliferazione di alcune micro alghe”. Controlli che arrivarono dopo l’inizio della moria da parte della Regione Campania che attivò l’ARPAC al fine di capire se  si fosse in presenza di illeciti, come sversamenti illegali nel lago. Ma le analisi evidenziarono che la questione è legata all’attività vulcanica, alle quantità di zolfo e alle alghe presenti in un ecosistema unico della Campania. 

 

GENNARO DEL GIUDICE

LE FOTO (di ANGELO GRECO)
[cronacaflegrea_slideshow]