Tempio di Serapide simbolo dell'archeologia puteolana

POZZUOLI – È notizia di qualche settimana fa della riduzione delle giornate di apertura ai visitatori dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli che ora è visitabile solo tre giorni a settimana. Chiude, così, parzialmente l’unico sito archeologico sul territorio di Pozzuoli che era perfettamente fruibile a Pozzuoli, quasi a chiudere un cerchio, dopo Antonino Pio, dopo l’abbandono in cui versano siti come il Tempio di Serapide e la Necropoli di via celle. La parziale chiusura del terzo Anfiteatro romano, per importanza d’Italia completa così il misero quadro.

ANTONINO PIO – Antonino Pio è senza dubbio uno degli esempi più lampanti dello stato, reperto unico in Italia prima portato alla luce e poi inaugurato in pompa magna da anni non è più visitabile e resta a fare mostra di se senza che nessuno ne possa realmente godere. Si aspetta che la sovrintendenza abbia i giusti fondo per rendere nuovamente fruibile il preziosissimo sito.

Una veduta dall'alto dell'Anfiteatro Flavio

NECROPOLI DI CELLE – Discorso diverso per la necropoli di via cella, che è il più grande colombaio posto al di fuori di Roma. Ma da anni il sito è abbandonato a se stesso con le erbacce che coprono interamente il sito, interdetto ai turisti e ormai non più nemmeno visibile ai passanti.

TEMPIO DI SERAPIDE – Quello che da immaginario collettivo è simbolo della città il Macelumm Serapeo da diversi anni subisce la mortificazione di dover essere invaso da acqua e melma (come descritto nel servizio in primo piano) non si riesce a trovare una soluzione che liberi il lastricato dell’antico emporio romano dall’acqua evitando così la formazione della melma maleodorante tipica degli ultimi mesi. L’elenco potrebbe continuare quasi all’infinito, aggiungendo ad esempio la “Scuola dei Flautisti”, via consolare campana, i reperti romani di Monterusciello e tanti altri. Si può tranquillamente affermare che la più grande risorsa di Pozzuoli, l’archeologia, sia ormai totalmente un disastro anche l’unico sito che si salvava, l’Anfiteatro, è ormai in pericoloso declino.

LA SOLFATARA – Anche se non facente parte delle risorse archeologiche la Solfatara può considerarsi l’altro grande attrattore del territorio ed è l’unico sito perfettamente funzionante ed è l’unico di proprietà e gestione privata. L’affidamento dei siti archeologici è la strada percorsa da molte realtà in Italia per garantire l’apertura e la fruibilità di siti che il “pubblico” non riesce a garantire. Una strada, dunque, per dare un minimo di occupazione e rendere visibile le bellezze culturali ed artistiche del territorio.

ANGELO GRECO