RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Egregio direttore Del Giudice Gennaro, Mi presento,
sono Rosaria Antonacci, disabile da qualche anno e residente a Via Napoli, a due passi (si suol dire) dal mare, mare che per due anni non ho visto proprio perché dopo la chiusura del solarium di Acqua e Farina, mi ritrovai in un litorale praticamente inaccessibile in qualsiasi punto con la carrozzina. Disabilità è soprattutto rinuncia ed io ci rinunciai. Misi anche il mare nella mia valigia dei “Non si Può”, una valigia che diventa , ogni giorno, sempre più pesante. Ma non è di questo che voglio parlare. L’anno scorso, fui invitata all’inaugurazione del solarium Riviera Beach Club, fu una manna caduta dal cielo, finalmente dopo i miei due anni a casa, avevo la possibilità di ritornare al mare. Scale che portavano fino all’acqua, bagni per disabili, addirittura una discesa per carrozzine da acqua che sarebbe dovuta andare in funzione quest’anno.

Rosaria Antonacci

L’AMARA SCOPERTA – Ho vissuto quell’estate 2018 appieno, fino all’ultimo giorno di chiusura, con la consapevolezza che quest’anno avrebbe riaperto prima di luglio e che sarebbero state apportate ulteriori modifiche atte a migliorare la discesa dei disabili e perché no, anche di chi ha poco dimestichezza con gli scogli. Per questa mia sicura consapevolezza ho comprato, a spese mie, le protesi da mare e ho passato gli ultimi tre mese tra calchi e controlli agli invasi, vabbè è prassi normale per chi è portatore di protesi.Arrivato il mio primo giorno di mare, ho notato subito che la scala grande che mi permetteva di entrare in acqua non era più al centro del solarium ma verso la fine, mi sono detta “vabbè Rosà che sarà mai, sono due passi in più.. E invece no!” Dopo i 5 scalini c’è una discesa di pietre enormi, dopo le pietre, si susseguono impetuosi degli scogli ricoperti di alghe. Affiancata c’è la stessa discesa, quella sopracitata che doveva andare in funzione quest’anno per le persone meno fortunate di me ma non ci sono binari ne carrozzine per il mare e termina anch’essa sulle pietre. Non posso credere ai miei occhi, in carrozzina di certo non si può accedere. GLI OSTACOLI – Volgo lo sguardo, con fare curioso all’altra scala. Mi avvicino, è piuttosto complesso scendere, non ci sono paletti di sostegno. Ne faccio richiesta verbale, e il giorno dopo trovo due paletti a destra e due a sinistra, senza la corda, vabbè, io ci provo, la mia testardaggine mi fa andare oltre i miei limiti. Ed ho osato, con una stampella e un’amica a adibita a bastone perché tra la scaletta di legno e l’altra che va in acqua non vi sono poggiami, è un piccolo tragitto ma pericoloso per chi non ha stabilità sulle gambe, così mi sono seduta a terra ed ho fatto gli scalini, ho testato i due paletti messi per la sicurezza, ad uno ho stretto una vite con la mano, sono i vecchi paletti arrugginiti dall’usura, instabili perché gli scalini sono troppo obliqui; è un po’ troppo per chi ha i piedi da manichino. Ho fatto domande e sono stata accusata di fare show, non era mia intenzione offendere o infastidire, ho chiesto solo che fosse rispettato un progetto, l’ho fatto con modi rispettosi e garbati nessuna sceneggiata.

IL RAMMARICO – Mi scuso, capita di divulgarmi quando scrivo di argomenti importanti, ma vorrei far capire cosa significa togliere altre necessità quotidiane a chi già ha poco. La mia domanda è, se questo progetto includeva anche i disabili, perché quest’anno invece nulla è in sicurezza, né per me, né per l’intera comunità? Le mie protesi sono appoggiate vicino al balcone, vorrei solo poterle indossare e andare a mare, non alle docce.

Cordiali saluti
Rosaria Antonacci, disabile