Anthony insieme a De Luca

POZZUOLI – E’ stata avviata un’inchiesta sulla festa organizzata per la scarcerazione di due camorristi affiliati ai clan Longobardi e Beneduce di Pozzuoli andata in scena giovedì sera nel quartiere di Monterusciello. Sull’episodio, che non dovrebbe avere nessuna rilevanza penale per i responsabili, sono in corso verifiche da parte dei carabinieri della Compagnia di Pozzuoli. Al momento riguardano eventuali violazioni delle norme contenute nel TULPS, il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, in particolare sulle disposizioni in materia di spettacoli e ordine pubblico. Una “festa di camorra” andata in scena tra le 18.30 e le 23 tra i palazzi popolari dei “600 alloggi” dove sono stati esplosi fuochi d’artificio a cui è seguito poi uno spettacolo canoro che ha visto come protagonista il neomelodico Antonio Ilardo in arte “Anthony”, che ha dedicato alcune canzoni del proprio repertorio a scarcerati, detenuti e al “boss fantasma” Carlo Avallone, altro affiliato attualmente in carcere.

La folla alla festa

LA “DIFESA” DI ANTHONY – Dediche a camorristi che hanno suscitato polemiche dalle quali lo stesso cantante si è difeso: “Noi non sappiamo dove andiamo a cantare”. Le voci sulla festa erano iniziate a circolare nel quartiere già da martedì mattina, quando si era sparsa la voce della scarcerazione, dopo quasi dieci anni, del ras del clan Beneduce, Giovanni Illiano alias “fasolillo”, e di Silvio De Luca detto “silviotto o nanetto”, affiliato all’ala quartese del boss Gennaro Longobardi. Uno “spettacolo” che non era stato autorizzato nè dal comune di Pozzuoli nè dalle autorità di pubblica sicurezza a cui hanno partecipato almeno 100 persone tra adulti e bambini.

IL FENOMENO – Sul caso è intervenuto anche il presidente dell’associazione antiracket e antiusura “Sos Impresa” Luigi Cuomo anche in virtù di una personale esperienza vissuta proprio nelle scuole del quartiere di Monterusciello «E’ una cosa assurda, questi fenomeni neomelodici stanno assumendo un ruolo di legittimazione sfruttando il consenso delle nuove generazioni. I testi invocano alla violenza e rappresentano pericolosi modelli per giovani. –spiega Cuomo- A Monterusciello durante un progetto nelle scuole venimmo a conoscenza del fatto che ragazzini delle elementari conoscevano non solo gli artisti ma anche i testi di queste canzoni con la capacità di nascondere queste cose a genitori e insegnanti. I neomelodici sono dei cantori del mondo di sotto a cui andrebbe dedicata maggiore attenzione da parte delle istituzioni.»