Ferdinando Longobardo

POZZUOLI – Nuova mazzata per Ferdinando Longobardo, 60 anni, fratello del boss di Pozzuoli: la Corte di Appello di Napoli lo ha condannato a 6 anni, 2 mesi e 20 giorni per tentata estorsione ai danni di un imprenditore edile impegnato nei lavori di ristrutturazione all’ospedale “Santa Maria delle Grazie”. Insieme a Longobardo, fratello minore di Gennaro Longobardi (i due hanno il cognome diverso per un errore dell’anagrafe) è stato condannato anche Salvatore Carullo, 37 anni, genero del boss: dovrà scontare 3 anni e 4 mesi (contro i 4 anni e 6 mesi ricevuti in I grado). Per Longobardo il pubblico ministero della DDA Gloria Sanseverino aveva chiesto 10 anni di carcere durante il processo di I grado che portò a una condanna a 6 anni e 8 mesi. Insieme a Longobardo e Carullo è stato condannato anche Marco Vaccaro, 28enne di Quarto (difeso dall’avvocato Luca Gili): il giovane ha ricevuto una riduzione della pena da 4 anni e 6 mesi a 3 anni e 4 mesi.

Salvatore Carullo

LA VICENDA – I tre furono arrestati nel maggio del 2018 dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli: nelle loro mire erano finiti un noto imprenditore edile di Pozzuoli e il titolare di una sala giochi di Monterusciello. Al primo, che si era aggiudicato un appalto da oltre 3 milioni e mezzo di euro per lavori di ristrutturazione all’interno dell’ospedale di Pozzuoli, Longobardo e Carullo chiesero una tangente da 150mila euro. All’epoca Longobardo, sorvegliato speciale, era ai vertici del clan dopo l’operazione “Iron Men” che aveva smantellato i gruppi di Ferro, Palumbo e Del Sole. Vaccaro, invece, al piccolo imprenditore aveva chiesto 400 euro mensili per l’installazione di macchinette videopoker.

BOSS E GENERI IN CARCERE – Richieste estorsive che avvenivano per nome e per conto del clan Longobardi, soldi che sarebbero serviti per rifocillare le casse dell’organizzazione criminale pochi mesi dopo l’arresto del capoclan Gennaro Longobardi, finito a sua volta in carcere insieme all’altro genero, Gennaro Amirante, sempre per il reato di estorsione: i due, infatti, tentarono di imporre a un ristoratore del porto di Pozzuoli il pagamento di una rata mensile e l’acquisto di frutti di mare da un unico fornitore a prezzi quasi triplicati rispetto a quelli di mercato e in quantità elevata rispetto alle esigenze del ristorante.