un lido di Miliscola

Il lavoro nero e quello sommerso non sono questioni marginali della realtà bacolese ma sono, invece, parte consistente e funzionale della struttura produttiva locale basata sulla ristorazione e sugli stabilimenti balneari. Questa convinzione ha avuto ulteriore conferma proprio da una ricerca. Se c’è, infatti, un dato comune in tutti i territori, è proprio la preponderante presenza di lavoro irregolare e le tecniche, chiamiamole così, di reclutamento. Intanto vi è un indubbio aspetto negativo, in quanto questa prassi (parliamo naturalmente di lavoro nero e sommerso) obbliga le imprese a bloccarsi nell’impossibilità di emergere e paralizzano i lavoratori nella necessità di restare invisibili. Ma veniamo a noi.

L’INCHIESTA – Nella nostra ricerca siamo stati aiutati, e non poteva essere altrimenti, dagli stessi ragazzi, che ovviamente, timorosi di perdere il lavoro, preferiscono rimanere nell’anonimato, che ci hanno accompagnato con suggerimenti, consigli nel seguire nostre incursioni nei posti giusti dove, tra l’altro, non è stata sempre facile cogliere la realtà. Negli stabilimenti balneari di Miseno  e Miliscola, la forte presenza e volontà delle istituzioni e la funzioni propositiva di società private ( in questa categoria non rientrano gli stabilimenti militari, i quali rispettano ampiamente le regole sul lavoro) che, controllano il lavoro dipendente degli esercizi, la situazione è sostanzialmente regolarizzata.

SOTTOPAGATI – I bagnini a terra (altra figura tipica) lavorano 300 ore al mese per un corrispettivo, quando va bene, di 40 euro giornalieri, sono quasi tutti completamente irregolari così come gli addetti alle cucine e i camerieri. La grande maggioranza degli addetti è personale italiano, i pochi stranieri presenti sono tutti in possesso del permesso di soggiorno.  Per anni i titolari degli stabilimenti balneari si sono lamentati  per il calo di presenza sulle loro spiagge a causa del ticket. Quest’anno la gabella non è stata istituita e il tempo non sembra promettere bene, due situazioni non combinabili tra loro. I controlli, negli anni scorsi, non sono mancati, ma, evidentemente, non avrebbero sortito i loro effetti, visto che ogni anno si ripresenta sempre lo stesso problema con giovani, che pur di lavorare, sarebbero costretti a rimanere 12-13 ore sotto il sole cocente per 40 euro al giorno.

LA NORMATIVA – La legge prevede che, nel caso il personale irregolare sia superiore al 20% di quello impiegato al momento della verifica, 24 ore dopo debba scattare la sospensione della licenza. Viene però concessa la possibilità di una revoca del pesante provvedimento. La si ottiene mettendo immediatamente in regola i lavoratori fantasma e pagando contemporaneamente una sanzione di 1500 euro. Inoltre, le spiagge per legge dovrebbero essere classificate per fa­sce qualitative e i canoni parametra­ti con importi più alti per i lidi mi­gliori e più bassi per gli altri. Secon­do le stime delle Capitanerie di por­to, nelle fasce più basse rientrereb­bero meno del 25% delle spiagge. E invece oltre il 90% è finito fra i lidi per i quali i canoni sono minimi. Po­co importa poi se i clienti arrivino a pagare per un ombrellone e due sdraio anche 25 euro al giorno in questi stabilimenti che sarebbero “popolari”, ma hanno prezzi da ca­pogiro. A farne le spese sono e sempre solo i lavoratori.

ENZO LUCCI

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