La stazione di Marina di Licola dove è stato ritrovato il cadavere del 33enne

POZZUOLI –  Era uscito di casa facendo perdere le proprie tracce. Preoccupati, i familiari ne avevano denunciato la scomparsa. Poi domenica sera il macabro ritrovamento: Salvatore Nunzio Palumbo, 33 anni operaio, nato a Pozzuoli ma residente in via Limata a Quarto è stato trovato morto vicino a una baracca nei pressi della stazione di Marina di Licola. L’uomo tra pochi mesi si sarebbe dovuto sposare.

MISTERO –  Una morte avvolta nel mistero: sul cadavere dell’uomo nessun segno di violenza, a quanto pare solo un’evidente e ampia macchia sul torace. Ma stando ai primi accertamenti effettuati dal medico legale sembrerebbe che l’uomo sia morto per cause naturali, forse a causa di un infarto.  Sulla salma trasferita nella notte di ieri presso il secondo Policlinico di Napoli il pubblico ministero ha disposto l’autopsia per fare luce sulle cause che hanno provocato il decesso.

INDAGINI –  Sul caso in queste ore stanno indagando i carabinieri della stazione di Licola. Il ritrovamento è avvenuto dopo una lunga giornata di ricerche da parte dei militari e dei familiari: questi ultimi, preoccupati del fatto che Palumbo non  fosse rientrato a casa né per il pranzo domenicale né per assistere in tv alla partita dell’Inter, squadra della quale era tifoso, ne denunciavano la scomparsa. Da quel momento partivano le ricerche, dopo le numerose telefonate sul suo cellulare che non dava risposte. “Che fine ha fatto Salvatore?” , “Perché non risponde” si chiedevano preoccupati i familiari. Ma niente che potesse far presagire al drammatico epilogo.

IL RITROVAMENTO –  Erano le 23.15 quando tra gelo e freddo il corpo senza vita di Salvatore Nunzio Palumbo veniva ritrovato accanto ad una baracca nei pressi della stazione della linea Circumflegrea di Marina di Licola in via Sibilla, la strada degli stabilimenti balneari e zona di prostituzione particolarmente frequentata da gay e transessuali. Una morte avvolte nel mistero.Il ritrovamento del cadavere di Palumbo è avvenuto proprio a pochi passi dalla Foresta di Cuma dove appena un anno fa un altro uomo fu ritrovato cadavere.

IL PRECEDENTE –  Era 16 dicembre 2010 fu ritrovato il corpo in avanzato stato di decomposizione di  Vincenzo Chirollo, 40 anni, presunto affiliato al clan Verde di Sant’Antimo, la cui scomparsa era stata denunciata due mesi prima. L’uomo fu prima giustiziato e poi il suo corpo occultato nella fitta vegetazione. La macabra scoperta fi fatta da un passante, fermatosi nei pressi di un cespuglio che notò a terra il cadavere ormai scheletrizzato di un uomo. Davanti ai suoi occhi la sagoma impressa nel suolo, dove le ossa e i pochi brandelli di carne rimasti si erano quasi appiccicati, il tronco mangiato dagli animali, la testa staccata, avvolta da un sacchetto di plastica e un foro nel cranio.

GENNARO DEL GIUDICE
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