Quando a mezzogiorno, dopo trenta minuti di attesa, l’autobus in direzione Torregaveta arriva alla fermata di via Castello, le persone in attesa, in tutto una decina, sembrano sollevate. All’ombra, si fa per dire, della fermata Eav Bus il sole batte a picco. Fa caldo. Fortuna che a fare questa linea, questo giro, è un autobus nuovo, di quelli rossi e grigi. Con l’aria condizionata. Almeno così dovrebbe essere.

LA SORPRESA – All’apertura della porta un soffio di deserto accoglie i nuovi passeggeri. Il condizionatore non funziona. E i finestrini di ultima generazione hanno un apertura di dieci centimetri: sono stati progettati per non disperdere l’ aria condizionata. Che non c’è. Benvenuti sui nuovi mezzi. “Ogni giorno così – denuncia un’autista – in questi giorni molta gente si è sentita male e qualche collega ha dovuto fermarsi all’ ombra prima di essere colto da un malore”. E quello di ieri mattina non è un caso isolato.

NON UN CASO ISOLATO – Infatti, anche in altri mezzi, l’aria condizionata sarebbe già fuori uso. Per alcuni è  bastato spostare una manopola da inverno a estate  e l’aria è ritornata fredda. Ma non se ne devono essersene accorti alcuni sudatissimi passeggeri delle linee territoriali. Ma per gli autisti dei bus pubblici è solo uno dei tanti problemi da affrontare. La strada sempre di fronte. E la gente, vista solo di sfuggita, come in una foto sfocata, oppure deformata nello specchietto retrovisore.

UNA VITA DA AUTISTA – Fare l’autista di quei pullman arancioni e rossi, che ti portano in giro per tutta la città, non è sicuramente il mestiere più avventuroso del mondo. Ma a Bacoli, anche il monotono percorso tra vie, che ormai i conducenti conoscono a memoria, diventa quasi un’impresa. Innanzitutto le strade: rimangono sempre le stesse, ma la loro fisionomia cambia minuto per minuto a seconda del numero di automobili, che sono in doppia o in terza fila. E poi i passeggeri. Ne salgono di tutti tipi: dallo spacciatore all’anziano. A raccontare queste storie di ordinaria follia cittadina è un autista dell’Eav Bus, per il quale abbiamo scelto Luca, come suo nome di fantasia. Seduto sette ore al giorno sul suo sedile ammortizzato, vede la vita di Bacoli, e a volte di Pozzuoli e Napoli, scorrergli di fronte e ai lati. Osserva le fermate moltiplicarsi di settimana in settimana. “Nelle altre città italiane e europee non ce ne sono così tante”, spiega. Questa “particolare” prolificità, a Napoli, secondo lui, è legata a pratiche di consenso politico: “Bisogna essere grati ai consiglieri di municipalità per questo primato. Continuamente, per accontentare i cittadini-elettori, mettono in piedi una petizione e, sistematicamente, nasce la fermata”. In questo modo, una corsa in autobus si trasforma in una specie di via crucis, che blocca il traffico e incolonna migliaia di automobilisti inferociti ogni mattina. “La parte più difficile è proprio rapportarsi con quelli che stanno in macchina – confessa l’autista – La polizia municipale in rari casi è di aiuto”. Il problema è rappresentato innanzitutto dai parcheggi selvaggi e “dalle file che, a volte, durano ore ed ore”. Anche a Bacoli la lite può nascere con una facilità estrema. “L’altro giorno – racconta – a viale Olimpico  c’erano macchine parcheggiate in seconda fila. Quando ho chiesto di spostarle, mi è stato risposto che l’altro autobus era riuscito a passarci e quindi dovevo arrangiarmi. Sono stato fermo lì quasi mezz’ora, prima che si degnassero di spostarle”. Si impiega meno tempo in aereo da Napoli a New York che non in tre­no o in autobus da Bacoli a Napoli e viceversa.

Me­glio rassegnarsi al disagio e tirar fuori ogni giorno un nuovo libro come fa Adriana Illiano, casa a via Bellavista e ufficio alla al centro direzionale, due ore per andare, due ore per tornare, pendolare da otto anni, un lenzuolino in borsa: “Appena arrivo lo stendo sulla poltrona. La pulizia qui è un op­tional. Mai in bagno. Saranno una cinquantina di chilome­tri, dovremmo impiegare circa un’ora  e invece capita di arrivare a 3 ore…”. Ed estrae il libro del giorno. Una sorta di viaggio letterario per questa viaggiatrice innamorata della nostra terra, Meglio distrar­si e leggere nel viaggio in una città che sembra ferma.

ENZO LUCCI

[email protected]