QUARTO – Un corteo cittadino contro la tecnologia del 5G. Residenti e associazioni si sono dati appuntamento per sabato alle 15 a piazzale Europa. «Il nostro paese è stato scelto per la sperimentazione 5G e da maggio sono partiti tutti gli iter per permettere alla compagnia telefonica Iliad di installare antenne sul nostro territorio. Quarto fa parte della terra dei fuochi e la percentuale di malattie oncologiche è impressionante, come tutti ben sappiamo essendoci casi in quasi tutte le famiglie. Non vogliamo le antenne 5G fino a quando studi accertati e riconosciuti non ci diranno chiaramente che non fanno male alla salute. Fino ad allora ci opporremo con tutti i mezzi necessari per impedire l’installazione e la messa in funzione delle antenne 5G», fa sapere il Comitato a difesa della Salute e dell’Ambiente che chiama a raccolta i cittadini di Quarto.

STOP ALLE ANTENNE – I manifestanti tornano a chiedere al sindaco di firmare la moratoria per la sospensione delle antenne 5G, nonché l’immediato smontaggio delle antenne di via Cocci e via Dante Alighieri «altrimenti – incalzano – si dimetta perché non è in grado di amministrare una città e tutelare la salute dei suoi cittadini».

LA MISURAZIONE DELLE ONDE – Non resta in silenzio il primo cittadino di Quarto, Antonio Sabino, che ha fatto intanto richiesta all’Asl e all’Arpac per la misurazione delle onde elettromagnetiche di tutte le antenne presenti sul territorio. «Il 5G è dannoso per la salute? Non lo è? Non c’è ancora alcuna teoria scientificamente valida a supporto né dell’una, né dell’altra ipotesi – spiega il sindaco – . Quello che è certo è che noi abbiamo messo e stiamo mettendo in campo tutte le misure possibili per tutelare la salute dei cittadini. Per questo motivo abbiamo richiesto il pronto intervento della Regione Campania e di altri enti sovracomunali affinché vengano effettuati i dovuti controlli su tutte le antenne presenti sul nostro territorio. I nostri uffici, inoltre, stanno provvedendo a passare in rassegna e verificare tutte le autorizzazioni passate. Il nostro è un territorio già abbondantemente martoriato e questo è il minimo che potessimo fare».