POZZUOLI – La carriera artistica del regista e attore puteolano Carlo Guitto è costellata dalla continua ricerca e sperimentazione graduale nel tempo. Le tappe vitali sono caratterizzate dall’avanguardia teatrale e dall’amore giovanile per il cinema. Dopo aver vissuto l’adolescenza sul territorio flegreo, si trasferisce nella cittadina torinese dove, lavorando in un centro di arti performative, scopre il mondo affascinante del teatro. L’universo della «quarta parete» lo attira fin da subito, e incomincia a fare l’attore formato – nei primi tempi – da Enrico Fasella, professionista rinomato in campo attoriale e registico. Dopodiché l’altro incontro importante, per la sua crescita personale ed accademica, è quello con il Maestro Enzo Moscato. Dalla fine degli anni ’90, viene influenzato da diversi campi del pensiero occidentale come: la psicoanalisi, il «metodo Stanislavskij», e le teorie teatrali del francese Antonin Artaud. In seguito, entrerà a far parte di diritto della «Compagnia Teatrale Enzo Moscato», e diventerà uno stretto collaboratore dell’artista partenopeo. Guitto ha lavorato con continuità nei decenni sia nel cinema, e sia a teatro, ricoprendo anche ruoli di spicco sul piccolo e sul grande schermo: «Il resto di niente» di Antonietta De Lillo; «Tatanka» di Giuseppe Gagliardi; «Noi credevamo» di Mario Martone; e la serie televisiva «Gomorra» diretta da Stefano Sollima. Analizziamo i prodotti cinematografici di Carlo Guitto.

IL FILM VOTI – Il cortometraggio «Voti» è l’opera prima alla regia del cineasta ed attore. Il film è finanziato da: “Compagnia Teatrale Enzo Moscato”; “Rio Film”; l’associazione “Enart” e la “Società Napoli Centro Storico”. Il prodotto è girato nel territorio puteolano, fin dalle scene iniziali, infatti, viene esaltata l’iconicità flegrea. In piena estate, agli albori dell’elezioni amministrative, in un paese della provincia napoletana incominciano le dinamiche degenerative e surreali, attivate dal sistema politico campano. Marco – interpretato sempre da Guitto – è un ragazzo sulla trentina pieno di nevrosi, paure, dubbi ed esasperazioni. Come si può arrivare al consenso del pubblico elettorale? E soprattutto, come si possono ottenere il maggior numero di voti possibili? Due sono gli aspetti fondamentali del corto: il primo punto è l’accentuazione della “verve” tipica dell’ironia partenopea, che stempera le vicissitudini quotidiane dalla logica dell’assurdo; la seconda caratteristica è la critica antropologica e sociale, dello spaccato attuale dell’apparato politico, nella provincia italiana. Se la realtà è corrotta, bisogna trovare un modo per sconfiggere l’amorale “voto di scambio”. La comicità è l’antidoto contro la corruzione e il paradosso della vita. Tanti i riferimenti alla commedia americana degli anni ‘50 del regista Billy Wilder, e i primissimi piani omaggio a Sergio Leone.

IL CORTO DINOSAURI – La pellicola «Voti» dell’artista Guitto fa vedere – come location – sia le strade napoletane dei «Quartieri spagnoli», e sia il panorama mozzafiato del Rione Terra di Pozzuoli. Un gruppo di bambini è occupato a svolgere le continue scorribande, correndo tra i vicoli e giocando con gli smartphone. Nel flusso della narrazione, Enzo Moscato rappresenta la svolta verso la curiosità, difatti spinge i bambini ad evadere dal mondo virtuale, per entrare in contatto con una realtà migliore, ed incantata. Un universo fatto di immagini proiettate sullo schermo bianco, e storie appartenenti al cinema dei tempi d’oro. Quanto è importante l’arte del passato per la nostra memoria, quando ci riapproprieremo del «principio di realtà»? Si denota dalle scene filmiche, un amore viscerale nei confronti della Settima Arte. Riflettiamo di più sulla meraviglia di ogni giorno, e pensiamo a donare bellezza tramite l’estetica. Consiglio la visione di ambedue cortometraggi.