BAIA – L’Identità culturale, gli idiomi linguistici incommensurabili, il folklore storico-sociale possono diventare, sovente, materiale artistico inedito, dominato dall’onda di una scoperta orientata verso il disseppellimento delle origini «granitiche» e «sulfuree» della propria Terra vulcanica di origine. In un palcoscenico archeologico peculiare – nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia 2019, capitanato da Ruggero Cappuccio –, ossia presso il Castello di Baia – Museo Archeologico dei Campi Flegrei (via Castello, 39 – Bacoli) si terrà un’interessante installazione teatrale: «TERRA», con la regia e testo di Pako Ioffredo. La prima nazionale avverrà il 25 e 26 giugno 2019 alle ore 21:00.

IL LAVORO – Una pièce che diventa un viaggio identitario e ricco di simbolismo evocativo, incentrato sulla voglia di riscoprire un territorio unico per la sua bellezza e magnificenza: i Campi Flegrei. Una zona tracimante di storia classica e moderna, culla di antenati atipici, e di uomini straordinari. Un focus diretto si avrà raccontando la Rocca Antica di Pozzuoli: il Rione Terra, luogo evacuato durante gli anni ’70 del ‘900, diventando meta fantasma per mezzo secolo. Il sentimento generazionale attuale ed atavico si incrociano, creando una commistione di sensazioni empatiche nello spettatore. Il progetto è curato da Cantiere Teatrale Flegreo – EnArt, prodotto da Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo (C.A.S.A.), in coproduzione con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei; un ringraziamento speciale va anche alle RAI TECHE, per la concessione del materiale di scena.

IL CAST FLEGREO – Il cast è variegato ed è formato da numerosi professionisti: Giuseppe Brunetti, Mario Cangiano, Pako Ioffredo, Demi Licata, Marco Sgamato; le installazioni audiovisive: Mauro Di Rosa; allestimento fotografico: Paolo Visone; musiche originali: Giuseppe Brunetti, Alfredo Pumilia, Pino Ruffo; aiuto regia: Irene Grasso; luci: Alessandro Messina; costumi: Tonia Rendina; collaborazione artistica: Ludovica Tinghi; produzione esecutiva: Roberto Roberto.

LA REGIA TEATRALE «Riappropriarsi dell’anima delle cose: è da questa urgenza, che nasce “Terra”. Proveremodichiara l’artista Pako Ioffredo a tracciare il legame esistente tra esilio e appartenenza, collocazione o dislocazione geografica e coscienza poetica. Daremo voce a quei luoghi millenari, che oggi tentano di sopravvivere, eco di racconti, leggende, miti e specchio delle nostre radici. Parleremo della nostra identità di puteolani, o di quello che ne resta, partendo dall’esilio come opportunità, come condizione produttiva di nuovi modelli culturali, svincolandoci dal sentimento nostalgico del lutto per la patria perduta e aprendo a potenzialità costruttive fatte di relazioni, che si intrecciano, nuovi modelli culturali e linguistici, ma soprattutto riscoprendo il nostro essere Comunità. L’unica strada per farlo è confrontarci con il nostro passato.» Insomma, tanti temi da sviscerare ed analizzare. Consiglio la partecipazione alla kermesse.