POZZUOLI – Ventotto casi di Covid19 scoperti alla Prysmian di Pozzuoli dopo uno screening avviato dall’azienda su tutti i dipendenti nei giorni 12,13 e 14 ottobre. E’ quanto è emerso nei giorni scorsi nello stabilimento di Arco Felice dove sono stati effettuati 550 tamponi su altrettanti lavoratori. Di questi 21 sono risultati asintomatici, mentre 7 hanno manifestato dei sintomi per i quali però non è stato necessario il ricovero in ospedale. Tutti attualmente si trovano in isolamento fiduciario presso le proprie abitazioni, così come i loro contatti diretti, ovvero quei colleghi che rientrano nel link epidemiologico. Azione cautelativa che ha permesso all’azienda di scongiurare ripercussioni sulla commessa da 700 milioni di euro “Viking Link” a cui stanno lavorando nello stabilimento di Pozzuoli.

I CONTROLLI – «Non abbiamo avuto un primo caso, ma la scoperta è avvenuta attraverso uno screening voluto dall’azienda –spiega Domenico Motti, RSU e RLS della Prysmian – Dopo i primi 14 casi emersi dai 420 tamponi effettuati non ci siamo fermati. Abbiamo continuato con un lavoro in profondità sui contatti diretti e indiretti avuti dai positivi che ci ha permesso di circoscrivere i casi. Ciò anche in virtù di una politica aziendale, condotta dalla direzione rappresentata da Francesco Caputo, che pone al primo posto la salute dei dipendenti e dei loro familiari e che nel corso degli anni ha visto mettere in campo iniziative sulla tutela della salute all’interno dello stabilimento, come in passato abbiamo fatto con campagne contro il fumo e la ludopatia e con continui check-up. Sul Covid siamo stati attenti dal primo momento, istituendo da subito un’unità di crisi all’interno dello stabilimento. Ai nostri dipendenti vengono forniti quotidianamente mascherine FFP2, guanti e gel igienizzanti e di recente anche tute monouso per evitare che ci siano contatti negli spogliatoi

LE AZIONI – «Siamo riusciti a coprire la retribuzione per quanto concerne i lavoratori fragili, che sono tra le 15 e le 20 unità, consentendo loro di rimanere a casa da marzo a maggio e probabilmente fino a dicembre. -aggiunge il sindacalista- Sono stati rimodulati i locali mensa e la tipologia di diffusione dei pasti, che prevede l’igienizzazione tra un pasto e l’altro. Ancor prima del lockdown abbiamo istituito un’unità di crisi all’interno dell’azienda, realizzato test sierologici e tamponi che ci hanno permesso di condurre continui monitoraggi e attività di sensibilizzazione nei confronti dei dipendenti che oggi continuano a lavorare in massima sicurezza con distanziamenti e dispositivi di protezione individuale. La nostra attività procede in contatto con l’Asl Napoli 2 rappresentata dalla dottoressa Rosa Alfieri e con il comune di Pozzuoli.»