QUARTO – Un tesseramento “in famiglia”, tra intimi, senza alcuna pubblicità e soprattutto violando le regole dello statuto del partito. E’ la pesante accusa che alcuni iscritti al Partito Democratico ed in procinto di rinnovare la propria tessera, rivolgono ai vertici locali del Pd, reduci da una raccolta di adesioni con ben cento “tagliandi” consegnati alla segreteria metropolitana.

“UNO SCHIAFFO ALLE REGOLE” – Secondo coloro che hanno poi denunciato tutto alla commissione competente in materia, il tesseramento si è svolto senza che venisse data alcuna pubblicità – così come prevedono le norme interne al partito – e senza nemmeno istituire il previsto ufficio adesioni, organo che dovrebbe rappresentare tutte le anime interne del Pd. Del tesseramento in sordina, secondo i “denuncianti”, lo si è appreso direttamente dai piani alti napoletani del partito, con tanto di ricorso ufficiale. Luogo di raccolta, data, modalità. Nulla di tutto questo sarebbe stato reso noto. Un’accusa grave, dunque, per un partito che – è bene ricordarlo – non ha partecipato alle elezioni amministrative del 2015 per un errore formale nella vidimazione delle firme a sostegno delle liste, nonché a quelle del giugno scorso. In quest’ultimo caso, però, il nocciolo duro dei democat locali ha preferito candidarsi senza però il simbolo ufficiale del partito. «Ancora una volta, contro tutte le regole, e soprattutto senza alcuna etica politica, alcuni capi bastone hanno voluto dare uno schiaffo alle più elementari regole di convivenza, cosi come hanno fatto nel pre-elezioni 2018, con un segretario-coordinatore già sfiduciato da 12 su 23 membri del direttivo – accusano coloro che nulla hanno saputo ufficialmente del calendario di raccolta delle adesioni – In un partito ridotto ai minimi termini, proprio da chi come questi signori se ne infischia delle regole e della necessità di rispettare chi si sente sinceramente democratico ma non condivide i loro metodi, c’è bisogno immediato di aria nuova. Proprio per questo noi non lasciamo e non lasceremo il campo della sinistra democratica sguarnito, facendo regolare ricorso alla competente commissione. Non ci fermeremo all’esito di queste commissioni e scriveremo anche ai neo candidati nazionali, cosicché capiscano anche loro perché a Quarto il Pd è scomparso».

“TESSERE REGOLARI” – Pronta la replica del coordinatore cittadino del partito, Antonio Iovine, che in parte conferma la mancata pubblicità, ma si difende: «E’ vero, non abbiamo affisso alcun manifesto, ma abbiamo dato comunicazione a Napoli del tesseramento in corso. Vorrei ricordare che la scadenza è prevista per il prossimo 31 dicembre e dunque c’è ancora tempo. Se da qui alla fine dell’anno affiggeremo i manifesti? Sì, lo faremo. Per quanto riguarda queste persone che si lamentano, vorrei sottolineare che non sono nemmeno andati a Napoli per farsi sentire e per quanto mi riguarda non c’è alcun ricorso in atto, tant’è che le tessere sono state regolarmente vidimate e fisicamente consegnate. Per ora sono 109».

IL “GIALLO” DEL RICORSO – Eppure, pare che lo scorso dieci novembre il ricorso sia stato consegnato, non solo all’Ufficio adesioni, ma anche alla segretaria regionale del partito Assunta Tartaglione e a quello metropolitano Massimo Costa. Un documento nel quale, oltre a ricordare quanto della cosa siano stati messi al corrente i vertici attraverso telefonate e messaggi di posta elettronica, viene chiesto l’immediato «annullamento degli elenchi inviati in quanto illegittimi e il ripristino delle regole di partecipazione democratica».

ANNI DI “SCORNATE” – Dunque, per un partito senza nemmeno più un sede fisica, reduce da lotte intestine che vanno avanti da almeno quattro anni, con l’unica vittoria a livello locale che risale ad oltre dieci anni fa (in realtà conquistata da Ds e Margherita) c’è ancora una flebile speranza: quella di non annoiare mai i propri aficionados.