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Suggellato il protocollo di intesa tra Silvana Tavoletta e Giuseppe Bruno

di Violetta Luongo
POZZUOLI
– «Chiediamo giustizia, non ci interessano i risarcimenti, la morte di un nostro caro non ha prezzo», lo dicono in modo corale Giuseppe Bruno presidente “Vittime A16 – Uniti per la vita” e Silvana Tavoletta presidente “Mamme Coraggio”, che hanno siglato il protocollo di intesa suggellando l’unione delle due associazioni nate a seguito di gravi lutti e stragi della strada. Maggiore sicurezza delle strade, iniziative e campagne di sensibilizzazioni che accendano i riflettori su una problematica che non è solo locale ma nazionale, questi alcuni degli obiettivi delle associazioni che puntano a gemellarsi con tutti gli altri enti perché l’unione fa la forza. «Vogliamo un piano urbanistico a protezione dell’automobilista e del pedone perché la strada è di tutti – spiega Silvana Tavoletta, presidente “Mamme coraggio” – devono darci voce siamo morti viventi che camminano da quando ci hanno portato via i nostri figli. Otto anni fa mi hanno ucciso mio figlio Gianni di soli 20 anni, la sua vita per il giudice vale 11 mesi di carcere. È una vergogna. Chiediamo l’interdizione perpetua dalla guida, è assurdo sapere che queste persone ritornino a guidare casomai anche ubriachi o sotto effetto di droga».

28 GENNAIO PRIMA UDIENZA PER MONTEFORTE IRPINO – All’auditorium di San Marco l’incontro di sodalizio, proprio a Pozzuoli, nella città che detiene il maggior numero di incidenti sull’asfalto, inoltre è la città che, a causa del più grave incidente stradale, ha perso 38 suoi concittadini nella strage di Monteforte Irpino il 28 luglio del 2013, qui tra gli altri persero la vita la madre e il padre di Giuseppe Bruno, 38enne puteolano: «La nostra vita si è spenta quel giorno, dopo il clamore iniziale nulla più è successo, si è spento tutto, ancora dobbiamo sapere cosa è accaduto quel maledetto giorno, ci sentiamo abbandonati, siamo caduti nel dimenticatoio, – dice Bruno – noi piangiamo i nostri morti e i colpevoli sono ai domiciliari per stress. Dove è la giustizia? Il 28 gennaio 2015 ci sarà la prima udienza, speriamo si smuova qualcosa. Noi ci siamo e vogliamo risposte».

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Annalaura Origo (a sinistra) presidente “Giustizia per gli angeli” ed Elena Ronzullo,  mamme coraggio

SIT-IN PACIFICO – Domani mattina il nuovo gruppo gemellato si è dato appuntamento fuori agli studi Rai di via Marconi per portare avanti la campagna di informazione e prevenzione tramite un presidio pacifico. «Non ci fermeremo mai finché le strade non saranno sicure, finché i controlli non saranno serrati, finché le pene non saranno giuste», dice Biagio Ciaramella padre di Luigi, vittima innocente di un incidente stradale. Ad affiancare la neo associazione anche “Giustizia per gli angeli” presieduta da Annalaura Origo, mamma coraggio di Maurizio Liberti, morto a soli 22 anni a Roma, a ottobre del 2008 il giovane si stava recando a lavoro quando fu travolto da una vettura che ad alta velocità e senza rispettare il rosso del semaforo lo ha impattato e non gli ha prestato soccorso. «Questa persona ha distrutto i suoi sogni – dice Origo – ha ucciso mio figlio e ha solo avuto 1 anno ed 8 mesi di carcere e il ritiro della patente per un anno, ossia nulla rispetto ad una vita umana. Vogliamo giustizia e che non accada più ciò che è successo a noi».