POZZUOLI/ Tra promesse e progetti i siti archeologici restano chiusi – LE FOTO

di Elena De Mari

POZZUOLI- Siti archeologici recuperati ma ancora chiusi al pubblico. Un lavoro di riqualificazione nei fatti lasciati a metà a causa degli atavici problemi di gestione da parte di Comune e Soprintendenza. Esempi lampanti nel territorio di Pozzuoli sono il Tempio di Serapide, continuamente ridotto a stagno, lo Stadio di Antonino Pio e la Necropoli di Via Celle, ripuliti ma non ancora visitabili. Da tempo si parla di una cogestione pubblico-privata che valorizzerebbe i beni archeologici e culturali aprendo nuove strade allo sviluppo occupazionale ed economico. Ed è proprio questo il punto cardine della proposta lanciata da Raffaella Iovine , presidente del “Gruppo Archeologico flegreo”. L’idea è di consentire la gestione ad associazioni e ad imprese private che vogliono investire il loro tempo, le loro professionalità, la loro passione per rendere fruibili i siti chiusi. «E’ arrivato il tempo di emanciparsi ed uscire dal provincialismo che ci tiene sempre sottotono», ha affermato l’archeologa.

I MALI CRONICI – Le “umiliazioni” subite dal patrimonio archeologico di Pozzuoli sono innumerevoli. Per citarne solo alcune: il Macellum ovvero il Tempio di Serapide è di nuovo una palude a causa del cattivo funzionamento delle pompe idrovore; lo Stadio Antonino Pio, unico in tutta Italia (lo stadio di Roma è diventato Piazza Navona, ndr) riemerso dopo essere sprofondato nel degrado e nell’incuria, continua a non essere accessibile al pubblico; la Necropoli di via Celle dopo anni di degrado e abbandono, è stata del tutto ripulita, ma a tutt’oggi non è ancora possibile visitarla.
UNA POSSIBILE SOLUZIONE – Una proposta concreta arriva dal presidente del “Gruppo Archeologico Flegreo” , Raffaella Iovine. La soluzione è di aprire i siti archeologici ed i beni culturali ad associazioni e forze imprenditoriali e rilanciando così il turismo attraverso la collaborazione di pubblico e privato e favorendo la crescita culturale ed economica dell’area flegrea . «Le soprintendenze potrebbero diventare istituzioni sperimentali e all’avanguardia per la messa a punto di collaborazioni tra pubblico e privato – ha spiegato la presidentessa – avranno di certo i loro problemi, ma sono i funzionari dello Stato e dovrebbero essere i pionieri del cambiamento, aprendosi al mondo esterno, in maniera da tutelare l’interesse della collettività – conclude – diventando un ingranaggio decisivo ed indispensabile della valorizzazione dei territori e del conseguente sviluppo economico».
LE FOTO (di Angelo Greco)
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