POZZUOLI – Ieri, al ritorno in ufficio dopo il week end, i lavoratori Comdata del comprensorio Olivetti hanno trovato un’amara sorpresa: l’azienda ha cominciato a smobilitare la sede, portando via sedie e scrivanie. Il timore degli impiegati e dei sindacati è che Comdata non abbia alcuna intenzione di dare seguito agli accordi sottoscritti il 31 luglio presso il ministero del Lavoro, che, per la sede puteolana, prevedono 8 mesi tra ferie e Fondo di Integrazione Salariale (FIS). Nel contempo però, l’azienda si è impegnata a ricercare, in tempi brevi, commesse e attività da spostare sul territorio napoletano, oltre a una nuova sede che consenta di abbattere i costi della struttura attuale. Inoltre, così come per Padova, c’è stato l’impegno di salvaguardare il perimetro occupazionale e a non procedere comunque a soluzioni unilaterali e traumatiche nei confronti dei lavoratori. Al momento però, sembra che Comdata non abbia presentato alcun piano per il rilancio delle attività su Pozzuoli, disattendendo così l’accordo. Intanto, per domani, 26 settembre, è stato convocato dall’assessore al Lavoro della Regione Campania, Sonia Palmeri, un tavolo di confronto a cui dovrebbe essere presente anche l’azienda.

LA VICENDA COMDATA – Il 15 maggio scorso, Comdata Group, colosso europeo dei call center, con più 42.000 dipendenti nel mondo, ha ufficialmente comunicato la decisione di chiudere i siti di Padova e Pozzuoli, con il conseguente licenziamento collettivo delle lavoratrici e dei lavoratori, di cui 66 afferenti alla sede dell’ex comprensorio Olivetti. Secondo i sindacati (Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil), locali e nazionali, la scelta era dettata unicamente dalla volontà di incrementare i profitti attraverso il ricorso al dumping sociale, dato che l’azienda gode già di bilanci in utile. Dopo un primo incontro tra le parti conclusosi con un nulla di fatto, la vertenza è finita sul tavolo del ministero del Lavoro ed il 31 luglio e si è giunti ad un accordo che dovrebbe salvaguardare i livelli occupazionali sul territorio. La paura dei lavoratori e dei sindacati è che l’azienda non abbia realmente intenzione di dar seguito agli impegni presi, visto che azioni concrete in tal senso non ve ne sono state finora. Intanto – è notizia di questi giorni – il colosso dei call center è entrato ufficialmente in Albania, acquistando aziende del settore telecomunicazioni.