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Paolo Gulì padre della 17enne travolta dalla Cumana ad Arco Felice

di Violetta Luongo
POZZUOLI –
Una serie di interrogativi e di ombre si nascondono dietro l’incidente della 17enne di Bagnoli, travolta dalla Cumana alla stazione di Arco Felice. Quesiti a cui non sanno darsi risposte i genitori perplessi e indignati dalla vicenda. Una tragedia sfiorata e un miracolo ricevuto quello vissuto dalla famiglia Gulì che lo scorso 4 luglio ha provato momenti di panico. La ragazza era appena giunta con la cumana ad Arco Felice e stava attraversando la via obbligata per uscire dalla stazione quando l’altro treno è sopraggiunto e l’ha travolta. Pochi secondi per voltarsi e il convoglio l’ha impattata dietro alla testa facendole fare un volo. Il trasferimento in ambulanza all’ospedale Santa Maria delle Grazie, tre giorni in prognosi riservata, escoriazioni ed ematomi sul corpo e una ferita sulla testa costatole 7 punti. Ma la 17enne è viva.

NON ASCOLTAVA LA MUSICA – «E’ viva per miracolo – dice il padre Paolo Gulì – ma sulla sua disavventura sono state diffuse notizie false, mia figlia non ascoltava la musica quando è stata incidentata, non aveva con sé neanche il cellulare. Cosa appurata e verbalizzata dai carabinieri in ospedale. Semmai fosse stato così avrebbero dovuto trovare le cuffiette che non c’erano. Allora mi chiedo chi ha diffuso questa notizia, chi ha voluto responsabilizzare mia figlia? Sono indignato dal leggere commenti accusatori nei confronti di una ragazza che poteva morire».

PUNTIAMO IL DITO SULLA INSICUREZZA DELLA STAZIONE – «Si accusa una minorenne invece di puntare il dito contro una stazione non sicura – continua Gulì – dove non ci sono segnali acustici e visivi né un addetto che avverta dell’arrivo del treno. Mia figlia si è salvata ma non è detto che non possa ricapitare a qualcun altro. Ci si aspetta sempre che “scappi il morto” prima di mettere in sicurezza una situazione. La ragazza è stata trascinata via da sotto al treno, insanguinata e piena di grasso, messa 40 gradi all’ombra senza qualcosa per coprirla e data per morta da non addetti al campo. L’altro treno è ripartito subito, come è possibile che non si chiuda la stazione mentre c’è una ragazza riversa per terra?».
Grata al reparto medico per le cure amorevoli ricevute e alle poche persone che hanno aiutato la giovane 17enne dopo l’incidente, la famiglia ha avviato una indagine privata per capire eventuali omissioni o colpevoli dell’accaduto e soprattutto per sensibilizzare l’attenzione su una stazione non sicura e rischiosa.