POZZUOLI/ «Mio figlio affetto da grave disabilità discriminato in un ristorante di Sushi»
POZZUOLI – Riceviamo e pubblichiamo: «Gentile Direttore, Le scrivo da cittadino e da padre ferito, con l’intenzione di affidare alla Sua testata una storia incivile accaduta proprio sul nostro territorio, affinché non passi sotto silenzio e possa servire da spunto di riflessione per tutta la comunità flegrea. Oggi, 23 ottobre, insieme alla mia famiglia e a mio figlio Marco (nome di fantasia) – per un totale di sette persone – ci siamo recati a pranzo presso un ristorante cinese situato in Via Campana a Pozzuoli. Doveva essere una semplice giornata di festa in famiglia. Mio figlio Marco è un ragazzo affetto da una gravissima disabilità ed è non verbale. Non avendo l’uso della parola, quando avverte delle emozioni o cerca di esprimersi manifesta dei vocalizzi del tutto involontari. Chi conosce la disabilità sa bene che questi suoni non sono un “capriccio”, ma l’unico canale espressivo che gli è concesso. Durante il pranzo, all’improvviso, si è avvicinata al nostro tavolo la persona presente alla cassa del locale. Senza alcuna discrezione o empatia, ci ha intimato pubblicamente, davanti agli occhi e alle orecchie di tutti i clienti presenti, di “far stare zitto” nostro figlio. L’imbarazzo, il gelo e l’umiliazione che abbiamo provato in quel momento sono stati devastanti. Essere colpevolizzati per la disabilità di un figlio è una ferita profonda, ma soprattutto costituisce un’inaccettabile lesione della dignità di un ragazzo fragilissimo che non ha alcuna colpa e non può difendersi. Abbiamo saldato il conto regolarmente (€ 197,50), ma siamo andati via con profonda amarezza. Successivamente, su consiglio del mio legale di fiducia con cui mi sono subito consultato, ho inviato personalmente al locale una formale PEC di contestazione e diffida, chiedendo le scuse scritte e il rimborso di quanto pagato ai sensi della Legge 67/2006 contro le discriminazioni. Desidero rendere pubblica questa vicenda tramite Cronaca Flegrea perché la nostra terra non può e non deve tollerare che la disabilità venga trattata come un “disturbo” da reprimere o di cui vergognarsi. Nessun genitore dovrebbe mai sentirsi a disagio nel portare il proprio figlio a pranzo fuori nel proprio comune.»





























