Nicola Palumbo

POZZUOLI – E’ trascorso un anno esatto dal blitz che portò all’arresto di 46 presunti capi e gregari legati al clan Longobardi-Beneduce, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Iron men”, chiaro riferimento ai fratelli Ferro. Sarebbero loro, Antonio ed Andrea Ferro, ad aver guidato il gruppo emergente nato dalle ceneri di ciò che rimaneva della “vecchia generazione”, decimata da arresti e pesanti condanne. Oggi per loro sono arrivate le richieste di condanna: in totale 674 anni di carcere per coloro che hanno il rito abbreviato durante il maxi processo Iron Men.

Antonio e Andrea Ferro

VECCHIA E NUOVA GENERAZIONE – La nuova organizzazione, però, poteva contare su nomi altisonanti della mala flegrea, come Nicola Palumbo, alias “faccia abbuffata”; Marco e Massimiano Beneduce, Napoleone De Sole, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia; Alberto De Simone, nipote di Umberto De Simone detto “o stuorto”, gli Illiano, conosciuti come “i malacarne”; Ferdinando Longobardo, fratello del boss Gennaro Longobardi; Gustavo Troise e Antonio Mele, detto “o campagnolo”. Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare ci sarebbe dovuto essere anche il 43enne Luigi Mattera, ma venne ucciso poco prima a Giugliano mentre si trovava alla guida dell’auto di proprietà della figlia di Gennaro Longobardi.

ESTORSIONI AL MERCATINO – Estorsioni tra i mercatali di Monterusciello e Rione Toiano, ai parcheggiatori abusivi e spaccio di droga. Queste le attività criminali del gruppo sul quale si concentrarono le indagini della Direzione investigativa antimafia di Napoli, e riguardanti in particolare gli anni dal 2010 in poi. Ai commercianti del mercatino settimanale di Monterusciello sarebbe stato imposto l’acquisto di sacchetti per la spesa ad un prezzo maggiorato rispetto a quello originale. Un business che avrebbe fruttato almeno 4mila euro al mese.

LE “LEZIONI” PER I DISOBBEDIENTI – Come detto, nelle mire del clan anche gli abusivi della sosta. Impossibile esercitare l’attività in strada senza il “permesso” dell’organizzazione. E, così come per gli spacciatori, per chi destasse solamente il sospetto di ambire a maggiore autonomia, arrivavano minacce e botte. «Se non accetti devi stare fuori casa altrimenti ti buttiamo la benzina sotto la porta di casa e la incendiamo».  Questo quanto un pusher dovette ascoltare dagli uomini del clan, “colpevole” di non aver ascoltato le direttive dell’organizzazione. Tra i parcheggiatori abusivi anche una donna, obbligata ad andar via dalla zona in cui lavorava e alla quale le fu detto: «Se ti trovo tra mezz’ora ti sparo in faccia».

I PESTAGGI – Un clan particolarmente violento quello poi decimato un anno fa. Emblematico il racconto del “pentito” Napoleone Del Sole riguardante il pestaggio di uomo che aveva “osato” frequentare una persone non gradita ai fratelli Ferro: «Mi raccontò che in macchina mentre lo portavano a Quarto […] già cominciarono a picchiarlo, e nonostante lui li supplicasse di non fargli segni in faccia in quanto doveva andare a trovare il padre in ospedale, loro continuarono a picchiarlo. A Quarto c’erano i Ferro ed altre persone che continuarono a riempirlo di botte. Quando finirono di picchiarlo gli dissero che doveva consegnare loro la sua autovettura e non lo riaccompagnarono fino a casa ma lo lasciarono a piedi a metà strada. Lui fu costretto a prendere la macchina della madre, se non sbaglio una Panda e gliela consegnò a Quarto. Dopo un poco di tempo la macchina gli fu restituita e quando ne rientrò in possesso si accorse che era stato anche architettato un falso sinistro con tale autovettura».