di Violetta Luongo

L'artista Antonio Testa con l'Assessore Franco Fumo
L’artista Antonio Testa con l’Assessore Franco Fumo

POZZUOLI – Si potrebbe dire che ha un “chiodo fisso in testa” che lo accompagna da 40 anni. E’ la sua arte, materica, tattile ed espressiva. I suoi colori sono i chiodi, i suoi pennelli un martello. Antonio Testa, appartenente ad una delle famiglie storiche di Pozzuoli, non ha bisogno di tempera e acrilico per dare vita e forma alla sua arte. Dopo una iniziale fase di altorilievi in piombo, negli anni ’60 esordisce con i chiodi, dopo esse stato rapito dai mosaici pompeiani, tecnica che non abbandonerà mai più.

 

UNA PIETA’ DA 60 MILA CHIODI – Prospettiva, profondità e plasticismo li raggiunge con il semplice a magistrale uso dei chiodi, la sola bruciatura di alcuni essi crea diverse tonalità ed espressività al soggetto ritratto. Ed è così che con 60mila chiodi e 8 mesi di lavoro dà vita a La Pietà. La ben nota e riconoscibile opera di Michelangelo viene ripresa e trasformata a rilievo metallico dall’artista puteolano senza tradire quel pathos che rende grande l’opera del Buonarroti. «Uso un massimo di tre diversi tipi di chiudi, alcuni li tratto con la fiamma per annerirli – spiega Testa. – Una grande soddisfazione, da brividi, la ebbi quando due anni fa una persona non vedente toccò la mia opera, riconobbe il volto, il velo e poi felice esclamò “ma è La Pietà”, ero riuscito a trasmettere la mia opera e le emozioni che essa racchiude anche  a chi è privato della vista. Credo sia la soddisfazione più grande». Ancora in lavorazione che ha suscitato al Maestro «un’esplosione di emozione mista a commozione», come egli stesso dice, è il Cristo Velato con 40mila chiodi, la cui scultura originale è nella Cappella San Severo a Napoli.

 

MOSTRA FINO all’11 DICEMBRE – Opere religiose, profane, simboliche ed omaggi alla sua città natale, esposti fino all’11 dicembre al Palazzo Toledo. E sarà proprio Don Pedro il protagonista del suo prossimo lavoro. «La sua tecnica è unica in Europa – aggiunge l’assessore alla Cultura, Franco Fumo – faccio mie le parole del comandante Pubblico, queste opere non posso restare patrimonio personale dell’artista, devono essere pubbliche, esposte. Lavori che tolgono il fiato, emozionanti».

 

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