POZZUOLI – Ferdinando Aulitto, alias “capellone, il Ras di Monterusciello arrestato un anno e mezzo fa, è tra i detenuti coinvolti nella rivolta nelle carceri avvenuta nei giorni scorsi. Aulitto si trovava nel carcere di Melfi, in uno degli istituti messi a fuoco e fiamme dai detenuti per protestare contro le misure (tra le quali la sospensione dei colloqui con i parenti) adottate per contrastare la diffusione del coronavirus. Durante la rivolta di Melfi erano stati presi in ostaggio 9 persone tra cui agenti e personale sanitario. Qualche giorno dopo, insieme a un gruppo di 70 pericolosi rivoltosi, Aulitto era stato prelevato nella notte e trasferito in un carcere della Sicilia. Un blitz di notte, avvenuto in uno delle sezione ad alta sicurezza devastata dai rivoltosi, hanno partecipato 250 uomini della Polizia penitenziaria.

L’ARRESTO – Ferdinando Aulitto era stato arrestato nel giorno di Santo Stefano del 2018 dopo un’estorsione ai danni di un commerciante di informatica, avvenuta nel quartiere di Monterusciello. Insieme a lui finirono in manette anche il figlio Luca, Gennaro Cammino, Raffaele Romano, Gaetano Arcone detto “masaniello” e dopo qualche settimana il braccio destro Antonio Moungi Fausi Di Bonito,. A capo della banda, accusata di estorsione ai danni di piccoli imprenditori, negozi, pescherie e perfino venditori ambulanti, c’era proprio “capellone”, storico affiliato dei boss Gaetano Beneduce e Gennaro Longobardi.