di Gennaro Del Giudice

Da sinistra: Umberto Reazione, Angelo Di Domenico e Ciro De Felice
Da sinistra: Umberto Reazione, Angelo Di Domenico e Ciro De Felice

POZZUOLI – Altro colpo inferto al clan Longobardi-Beneduce di Pozzuoli. Dopo i 7 arresti del mese scorso, altre 4 persone affiliate al sodalizio criminale flegreo sono state raggiunte da ordinanze di custodia cautelare, di queste tre sono già in carcere. Si tratta di Ciro De Felice, 52 anni, residente in via Lucio Calpurnio, sorvegliato speciale del Rione Toiano, Angelo Di Domenico, 29 anni, residente in via Ovidio (anch’egli sorvegliato speciale di Toiano e attualmente detenuto), Giovanni De Felice, 25enne, e Umberto Reazione, 26enne di via Diocleziano (questi ultimi due tratti già in arresto durante la scorsa operazione). Angelo Di Domenico e Ciro De Felice finirono in manette nel 2010 durante la maxi operazione “Penelope” che portò in carcere 84 affiliati al clan.

 

LE VITTIME – Nel mirino dei 4 erano finiti anche il gestore di un bar dell’area flegrea ed il titolare di un centro di scommesse. I quattro affiliati sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, in quanto ritenuti responsabili di concorso in rapina, tentata estorsione, detenzione e porto abusivo di armi. Il tutto aggravato dalle finalità mafiose. I quattro sono stati arrestati dai Carabinieri della Compagnia di Pozzuoli diretti dal Capitano Elio Norino e dal Tenente Gianfranco Galletta. Durante le indagini, avviate lo scorso luglio e che si riallacciano al filone che il mese scorso portò a 7 ordinanze di custodia cautelare, sono emersi particolari inquietanti sulle modalità di azione dei quattro malviventi. Nel corso dei mesi è stato accertato che i quattro avevano preso di mira il titolare di un bar della zona flegrea, che, dopo essersi rifiutato di pagare il pizzo al clan, aveva subito una rapina da 2mila euro, incasso giornaliero del locale. Non solo bar, ma anche sale scommesse nella morsa degli estorsori puteolani: in particolare, ad uno di loro era stata imposta una tangente di cento euro mensili per ogni apparecchio installato all’interno del centro.