di Alessandro Napolitano

devizia
Il lavoratore della De Vizia è stato reintegrato

POZZUOLI – Si è conclusa dopo ben otto mesi l’odissea di un dipendente della De Vizia, ditta che svolge per conto del Comune il servizio di igiene urbana. Dopo il suo licenziamento ora è stato reintegrato al suo posto di lavoro.

IL LICENZIAMENTO – Nel maggio scorso il lavoratore, Costantino Partorino, rappresentante sindacale dell’Ugl, venne licenziato dalla società con l’accusa di aver aggredito un suo superiore e di trovarsi in un luogo di lavoro ostante “l’invito” ad allontanarsi. Era così partita la lettera di licenziamento. Niente stipendio per mesi ed una battaglia iniziata assieme al suo sindacato per poter vedere riconosciuti i suoi diritti.Il Giudice del Lavoro Milena D’Oriano ha dato ragione al dipendente, annullandone il licenziamento. E ordinando alla ditta di riconoscergli gli stipendi arretrati, oltre a condannare la stessa De Vizia al pagamento delle spese di giudizio.

ESULTA IL SINDACATO – «Nel maggio 2014 il nostro delegato, nel pieno dello svolgimento della sua attività sindacale, viene forzatamente invitato da un suo superiore ad allontanarsi dal luogo di lavoro nel quale era legittimato ad accedere e dove, tra l’altro, non stava creando alcun intralcio – spiegano dalla Direzione nazionale dell’Ugl Igiene Ambiente – L’azienda giustifica il licenziamento della nostra rsu per aver aggredito il superiore in questione e per non aver rispettato un ordine da questi impartito. Ma, in realtà, Costantino Partorino viene licenziato unicamente perché sindacalista Ugl che combatte al fianco dei lavoratori contro i soprusi e le discriminazioni aziendali. Lo scorso 16 dicembre il giudice del lavoro Milena D’Oriano ha annullato il licenziamento dichiarandolo illegittimo e ha condannato la società al pagamento delle mensilità arretrate, debitamente rivalutate, oltre che delle spese di giudizio; inoltre, il giudice ha riconosciuto le evidenti “anomalie” che hanno caratterizzato il licenziamento. Siamo soddisfatti di essere riusciti a dimostrare la malafede della società che, con irresponsabilità, non ha esitato neanche un attimo a danneggiare gravemente un lavoratore e la sua famiglia per arrivare a colpire indirettamente l’organizzazione sindacale cui apparteneva».