MONTE DI PROCIDA – Viola Scotto di Santolo è nata e vive a Napoli. È giornalista free-lance. Lavoro che ha iniziato a fare già da quando aveva 18 anni, collaborando a diverse testate giornalistiche, sia online che cartacee. Nel 2015 ha pubblicato, con l’editore Eracle, il romanzo “Il verso della rana”. Pochi giorni fa è uscito il suo nuovo libro “Camorra Ink” (Villaggio Maori Edizioni): un “viaggio” di ben 172 pagine che Viola Scotto di Santolo ha fatto attraverso la letteratura che parla di camorra da quando il camorrista, il guappo, era dipinto in maniera quasi positiva fino ad arrivare alla rivolta degli scrittori contro la camorra che ne hanno svelato il vero volto.

LA SINOSSI – Vivere in terra di camorra ti marchia a fuoco. Ma, a un certo punto, dopo decenni di letteratura indulgente nei confronti di camorristi, dipinti come eroi di quartiere affabili e piacenti che mettono le cose a posto, è proprio l’inchiostro degli scrittori a squarciare il velo sul vero volto dei camorristi, che adesso ci appaiono per quello che sono: cattivi, spietati, brutti, frustrati, a volte persino ridicoli. L’inchiostro spezza le catene. Camorra Ink è un viaggio attraverso l’analisi dei romanzi di prima e quelli di dopo, un viaggio che si conclude con la presa di coscienza della stessa autrice: su chi comanda a Napoli, ma anche sul ruolo dirompente del lavoro degli intellettuali quando mettono la loro arma, la parola, al servizio della lotta alla criminalità.