di Violetta Luongo

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Le Terme Puteolane racchiudono la storia di Pozzuoli

POZZUOLI – «Ricordo le feste da ballo nei giardini, gli ospiti illustri che si giovavano dei benefici termali – racconta l’87enne Crescenzo d’Alicandro, nipote del fondatore dello storico albergo Terme Puteolane – amavano i bagni di fango i presidenti della Repubblica Enrico De Nicola, Giovanni Gronchi e lo stesso Napolitano, il giovane principe Umberto nonché vari attori, Totò e De Filippo e tanti altri».

 

SOFIA LOREN TRA LE FREQUENTATRICI – Erano le terme della “Napoli bene” e di un pubblico raffinato che affluiva da varie parti d’Italia. La giovane Sofia, non ancora Loren, era solita frequentarle con la sorella e la madre Romilda Villani abitando nei pressi dello storico edificio sul lungomare prima del trasferimento vicino alla Solfatara.

 

Il crollo alle Terme Puteolane
Il crollo alle Terme Puteolane

CHIUSO A CAUSA DELLA CRISI – Ora lo scenario è cambiato, un solaio è sprofondato causando il cedimento di una parte dell’hotel. «Ero a Gaeta quando mi hanno avvertita del crollo – dice Maria Fortuna D’Alicandro, proprietaria delle Terme Puteolane – è ceduto solo un solaio di copertura di un terrazzo a causa delle bombe d’acqua che hanno colpito in questi ultimi tempi il nostro territorio, i forti rovesci temporaleschi hanno inficiato una struttura che risale al 1930, quindi non giovane, l’acqua è penetrata e ne ha causato il crollo». Chiuso da un anno a causa della crisi. «Dopo la messa in sicurezza e del restauro della parte crollata – continua – decideremo se venderla o riattivarla».

 

UN LUOGO STORICO – Dagli squarci del soffitto fanno capolino gli eleganti lampadari e gli arredi di una passata nobiltà.  La struttura nasce su un’antica sorgente termale della zona idrologica, in contrada Gerolomini, famosa per l’efficacia delle acque del sottosuolo. L’originario stabilimento medievale, in seguito all’eruzione del Monte Nuovo del 1538, subì una battuta d’arresto. Due anni dopo Don Pedro de Toledo ne curò il ripristino. Successivamente il sito fu smembrato e poi completamente abbattuto. Nel 1930 Crescenzo d’Alicandro, su progetto dell’architetto Federico Sabino, costruì l’attuale edificio.