Casi di epatite A in aumento, 133 in Campania: 6 all’ospedale di Pozzuoli
POZZUOLI – Centotrentatré casi di epatite A complessivi di cui sei all’ospedale di Pozzuoli. Di questi, quattro si trovano all’interno del pronto soccorso del Santa Maria delle Grazie e due nel reparto di medicina d’urgenza. Sono i numeri dell’infezione che in questi giorni sta colpendo l’area flegrea, Napoli e provincia. Numeri che hanno indotto la Regione Campania a disporre un ulteriore rafforzamento delle attività di controllo lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi e delle azioni di prevenzione, alla luce dell’andamento dei casi registrati dall’inizio dell’anno. Sono questi, infatti, i maggiori indiziati dell’infezione: i frutti di mare mangiati crudi, in particolare cozze e molluschi vari.
L’ALLARME – C’è “un incremento che richiede la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, della sorveglianza epidemiologica e dell’informazione ai cittadini”. L’intervento regionale coinvolge i Dipartimenti di prevenzione delle ASL, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e la rete tecnico-scientifica attivata dalla Direzione generale per la Tutela della salute – settore Prevenzione collettiva e sanità pubblica e veterinaria. L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus Hav. Come spiega una nota della Regione si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso ingestione di acqua o cibi contaminati oppure per contatto stretto con una persona infetta.
I SINTOMI – Il contagio può avvenire anche prima che compaiano i sintomi, perché il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio clinico; il periodo di incubazione varia in genere da 15 a 50 giorni. I sintomi più frequenti sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero; nei bambini l’infezione può anche decorrere senza sintomi evidenti. Nella trasmissione alimentare, un ruolo importante può essere svolto da alcuni cibi consumati crudi o non sufficientemente cotti, in particolare i molluschi bivalvi, ma anche acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di bosco. I molluschi bivalvi, come cozze, vongole e ostriche, possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate; per questo il consumo crudo o poco cotto rappresenta un rischio che va evitato.



























