rifiuti in via Spiagge Romane2BACOLI – Tutto torna in via Spiaggia Romana: l’amianto, i rifiuti speciali, gli ingombranti, l’inciviltà dei più, il tacito assenso delle istituzioni. Individuata dai comuni di Bacoli e Monte di Procida quale svincolo secondario, arteria di fuga in caso di pericolo e di facile raggiungimento del primo Pronto Soccorso in zona per i cittadini residenti nei contigui centri flegrei, la succitata strada non ha colpa alcuna. Eppure, la sua perenne condanna è quella di essere considerata dai soliti “ignoti” una “discarica a cielo aperto”.

I RIFIUTI – L’arteria di collegamento tra Torregaveta e Cuma, la provinciale che, ad oggi, sarebbe sotto osservazione e cura dell’Amministrazione bacolese è nuovamente stracolma di materiale d’ogni genere: sacchetti d’immondizia, ingombranti, ferri vecchi, pneumatici, vecchi sedili, tappeti, legno, rottami, plastica e quant’altro, molti dei quali si intravedono tra la sterpaglia mentre, altri, sono allocati proprio su ambo i lati della carreggiata.

LASTRE DI ETERNIT – Ma a far pessima e preoccupante mostra di sé sono, ancora una volta, le numerose lastre di eternit, la “fibra killer” che, se inalata, potrebbe arrecare seri danni alla salute pubblica e, soprattutto, determinare la formazione di neoplasie polmonari. Un fenomeno, quello dell’abbandono indiscriminato di rifiuti in strada a dir poco sconcertante, al quale purtroppo non si riesce a porre rimedio in alcun modo. Manchiamo di senso civico e rispetto per l’ambiente nonché per la città stessa in cui viviamo. Nulla più, nulla meno.

GLI INTERVENTI – Nel 2013 l’Amministrazione guidata dall’allora sindaco Ermanno Schiano si era adoperata per contrastare gli sversamenti illeciti lungo l’arteria attraverso l’installazione di un sistema di videosorveglianza con telecamere collocate nei punti cruciali della zona. L’impianto, inutile dirlo, venne vandalizzato di lì a poco. Da allora, tuttavia, nulla è stato ancora fatto e i “dispensatori” di spazzatura continuano, imperterriti, a sfregiare un’arteria che fa da cornice ad una zona di pregio naturalistico: il “Parco della Quarantena”, anch’esso in stato di degrado ed abbandono.