Giuseppe Polverino (foto Web)

QUARTO –  E’ finita ieri a Jerez de la Frontera in Spagna in un complesso residenziale di ville super lussuose la latitanza del boss napoletano GiuseppePolverino, detto  “O barone” ricercato da sei anni e ritenuto uno dei latitanti piu’ pericolosi d’Italia. Era ricercato in base a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia nell’ambito di un’ indagine che ha sgominato l’intero clan. Polverino si trovava in compagnia di Raffaele Vallefuoco, esponente di spicco della cosca attiva a Marano, centro alle porte di Napoli, a Quarto ma anche in altre zone di Italia e in Spagna. Vallefuoco era latitante da dieci anni e ricercato in base a due ordinanze. Polverino viene considerato l’erede di Lorenzo Nuvoletta. Il boss ha acquisito prestigio criminale dallo storico clan di Poggio Vallesana, tra i primi a stringere alleanza con la mafia palermitana.

L’IMPERO POLVERINO –  Oltre 100 appezzamenti di terreni, 175 appartamenti, 19 ville, 141 tra box auto, negozi e magazzini. E ancora, 43 societa’ tra cui alberghi, gioiellerie e aziende agricole oltre a 117 autovetture, 62 autocarri, 23 motocicli. E’ il tesoro da circa un miliardo di euro che i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli avevano sequestrato in via preventiva lo scorso maggio a personaggi ritenuti affiliati o prestanome del clan Polverino. La cosca e’ egemone nelle citta’ di Marano di Napoli, Villaricca, Quarto, Qualiano, Pozzuoli e nel quartiere Camaldoli di Napoli. Sotto il suo controllo attivita’ imprenditoriali e commerciali in Italia e in Spagna, in particolare a Barcellona, Alicante e Malaga. Secondo i Carabinieri del comando provinciale di Napoli ”si tratta di attivita’ commerciali e imprenditoriali che comprovano la centralita’ assunta da Polverino nello scenario criminale campano e la sua pervasiva capacita’ di infiltrazione nel mondo economico e imprenditoriale, per il controllo in regime pressoche’ monopolistico della produzione e in molti casi la distribuzione in numerose zone della provincia di prodotti alimentari (farine, pane, carni – pollame e bovini-, uova, caffe’) nonche’ di importanti attivita’ nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo. Tutte attivita’ sostenute grazie al riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di stupefacenti che vede il gruppo camorristico operare costantemente sull’asse Marano-Spagna meridionale”

REDAZIONE