Il cantiere del centro commerciale “Quarto Nuovo” nel 2007

QUARTO – La realizzazione del centro commerciale di via Masullo sarebbe avvenuta con l’interessamento del clan Polverino. Sono pesantissime le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Tammaro Diana, affiliato ai casalesi, che appena un anno fa ha raccontato al magistrato che lo stava interrogando aspetti quanto meno inquietanti. Il pentito ha riferito di quando si trovò in carcere assieme a Gaetano Montalto, arrestato nel maggio del 2011 nel corso dell’operazione “Polvere”, che portò in cella 40 tra capi e gregari del clan Polverino.

“APPOGGI DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE” – «Del resto alcuni insediamenti urbanistici di grosso livello non possono essere realizzati sul territorio senza l’accordo con il clan – ha dichiarato il collaboratore nell’aprile del 2016 – Del resto lo stesso Montalto mi confidò che per il Pip di Marano come per l’Ipercoop di Quarto, di cui vi dirò, avevano avuto appoggi nell’amministrazione comunale locale ciò perché i Polverino come del resto tutti i clan camorristici appoggiano politici comunali, in sede elettorale, proprio per garantirsi appoggi ed esiti nella realizzazione dei loro illeciti affari». Dunque, il più importante insediamento che la cittadina flegrea ha mai visto realizzare sul proprio territorio, sarebbe stato oggetto di appetiti da parte dell’organizzazione che fa capo al boss Giuseppe Polverino. Una vera e propria “bomba” quella lanciata dal pentito, che ovviamente dovrà essere supportata da prove e riscontri da parte dell’Antimafia.

LA STRANA COMPRAVENDITA DEI TERRENI – Eppure, già negli atti dell’inchiesta del 2011, l’affare del centro commerciale non passò certo in secondo piano. Al centro c’era la società Elleffe nata e morta in soli due anni. Durante i quali fece registrare una sola operazione: la compravendita del terreno sul quale sarebbe poi stato realizzato il centro commerciale. Il terreno fu acquistato a 1.342.773,50 euro e poi rivenduto a 10.875.000 alla società che si sarebbe occupata della costruzione del complesso commerciale.

CAMBIO “LAMPO” DI DESTINAZIONE D’USO – Secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, l’allora amministrazione comunale «poco dopo l’acquisto dei terreni da parte della Elleffe, stabiliva il cambio di destinazione dell’area (PIP) nella quale era ricompreso proprio il terreno in questione, che si trasformava, quindi, in area a uso commerciale». Singolare, poi, che a gestire la società Elleffe ci fossero un autista di bus pubblici di Bologna e un carpentiere