POZZUOLI – L’inizio della fine ha una data: 6 aprile 2017. Quel giorno, dopo appena 11 mesi di libertà, il boss di Pozzuoli Gennaro Longobardi, 61 anni, finiva nuovamente in carcere, ancora una volta tradito dal suo vizio: le estorsioni. Prima di quegli undici mesi il boss aveva trascorso ben 14 anni al carcere duro, condannato sempre per estorsione. E per lo stesso reato tuttora pende sulla sua testa un’altra condanna (in I grado) a 14 anni di carcere insieme all’altro capoclan detenuto Gaetano Beneduce in un processo che vede imputati anche il Ras di via Napoli Francesco Saverio Di Costanzo e altre 6 persone. Longobardi nei prossimi giorni dovrà rispondere anche all’accusa di essere tra i mandanti ed esecutori del duplice omicidio degli allora boss di Toiano Raffaele Bellofiore detto “Lelluccio o biondo” e Domenico Sebastiano alias “Mimì cap i morte”.

CLAN SCONFITTO – Processi e condanne che hanno decretato la fine del boss, nuovamente finito al 41 bis. E con lui forse anche quella del clan, smantellato negli ultimi anni dalle inchieste della DDA e dalle operazioni dei carabinieri. “Penelope” nel 2010 e “Iron Men” nel 2016 avevano fatto perdere all’organizzazione “capizona”, gregari e manovalanza. Ma nonostante ciò dal 2017, dopo l’arresto dei fratelli Ferro, dei figli di Gaetano Beneduce, e la cattura del cane sciolto Carlo Avallone, i Longobardi erano rimasti gli unici sul territorio, seppur decimati e senza capo.

LA MAZZATA – Fino a stamattina, quando è arrivato il “colpo di grazia” con gli arresti del fratello e del genero del boss, avvenuti nel quartiere di Monterusciello da sempre feudo del clan. E’ qui che i carabinieri hanno preso Ferdinando Longobardo e Salvatore Carullo, secondo genero del boss a finire in carcere in poco meno di un anno. Forse a loro il boss aveva lasciato l’eredità, le redini di un clan che ha necessità di fare soldi per sopravvivere e dare assistenza alle famiglie dei detenuti.

CLAN BENEDUCE – Insieme ai Longobardi è praticamente scomparso dalla scena è anche il clan Beneduce, che vede il boss Gaetano detenuto insieme a tre suoi figli e nelle ultime settimane condizionato anche dalle rivelazioni del pentito Antonio Ferro che ha tirato in ballo un altro pezzo da 90 del clan Beneduce, quel Savio Ferro scarcerato un anno fa e attualmente sorvegliato speciale. Uno scenario in continua mutazione che vede praticamente tutti i capi e i boss in carcere e l’uscita di scena di due storici clan. Un “vuoto” che potrebbe spingere i clan dei comuni vicini, in particolare Quarto e Marano, ad affacciarsi sul territorio di Pozzuoli dove droga, estorsioni, parcheggi abusivi e mercatini continuano a fare gola.