POZZUOLI – Si chiude dopo dieci anni la vicenda giudiziaria che vedeva accusato di omicidio colposo e naufragio il comandante francese Antone Claude Simon Jean Laurent, al timone dello yacht che impattò contro l’imbarcazione sulla quale si trovava monsignor Luigi Saccone, vicario episcopale della Diocesi di Pozzuoli, che non trovò scampo.

LA TRAGEDIA NELLE ACQUE DI CAPRI – I giudici della Corte di Cassazione a cui si è rivolto il comandante, tramite gli avvocati Carlo Di Casola e Ivan Simeone, hanno dichiarato prescritto il reato di omicidio colposo, mentre il fatto non sussiste per quello di naufragio. Era il 31 luglio del 2009 quando lo yacht MY Carrara, lungo ben 20 metri, aveva lasciato Capri per raggiungere Positano. Di fronte punta Campanella il tragico impatto. Il semicabinato sul quale si trovava il prelato – assieme ad altre quattro persone, tra cui suo fratello Antonio che spirò tre giorni dopo in ospedale – venne colpito alla prua, rimanendo semi-affondato. Così come si è appurato durante le indagini, sullo yacht era stato attivato il pilota automatico che il comandante non riuscì a disattivare prima dell’impatto fatale.

TRE GRADI DI GIUDIZIO – In primo grado il comandante fu condannato a due anni con il beneficio della sospensione condizionale della pena. In Appello la sua posizione giudiziaria si aggravò, con una pena aumentata a tre anni e sei mesi. Infine, al terzo grado di giudizio a “cadere” è stato il reato di naufragio. Spiegano i giudici accogliendo uno dei punti del ricorso dell’imputato e annullando senza rimando la sentenza di secondo grado: «non poteva parlarsi di naufragio in relazione all’inabissamento di un piccolo natante adibito al trasporto di un limitatissimo numero di persone, in acque libere e quindi senza la possibilità di esporre a pericolo l’integrità fisica di un numero indeterminato di persone». Come detto, prescritto il reato di omicidio colposo. Le parti civili erano state risarcite già prima del processo di primo grado.