Il tavolo utilizzato come divieto di accesso

LICOLA –  All’ingresso di via Bambù c’è un grosso tavolo di legno, indica la fine della strada. Da quel punto in poi inizia una grossa distesa di fango. Accedervi è quasi impossibile, ma chi ieri ha visto la morte con gli occhi cerca di ritornare nella propria abitazione, alla ricerca di qualcosa. Tutt’intorno c’è una grande puzza di fogna, proviene dalle acque bianche miste ai liquami che scorrono nell’alveo dei Camaldoli. L’acqua nei canali scorre lentamente, il flusso è ostruita dai rifiuti presenti nei corsi: è questa la causa alla base dello straripamento di ieri mattina.

PER 10 GIORNI IN ALBERGO –  In questa zona di Licola Borgo al confine tra i comuni di Pozzuoli e Giugliano in pochi minuti 36 famiglie hanno perso tutto. La prima notte da sfollati l’hanno trascorsa in due hotel (Il “Circe” e i “Giorni Felici”) messi a disposizione dai comune di Pozzuoli. Dopo un primo ed urgente intervento, ieri l’Ufficio di competenza ha accertato che soltanto 5 di questi appartengono al Comune di Pozzuoli. Gli altri 31 dovranno essere  aiutati dal Comune di Giugliano, dove risiedono. Gli hanno assicurato vitto e alloggio per 10 giorni, poi dovrebbe arrivare inevitabilmente una proroga.

L'interno di un'abitazione

FANGO E DISTRUZIONE –  In questa piana  tra via Madonna del Pantano e Via Bambù c’è solo fango e distruzione.  Tra la melma si cerca di fare la conta dei danni: tutti gli appartamenti a pian terreno sono andati completamente distrutti, almeno 10 tra auto e camion ricoperti fino al tetto dall’acqua sono fuori uso, diversi depositi e officine danneggiate.  Alla puzza di fogna che infesta l’aria si mescola quella di gas: molti bomboloni di gpl  sommersi dall’acqua perdono ancora, la zona non è stata ancora messa in sicurezza.  Nel ristorante “Da Sabatino” c’è oltre un metro di fango, sotto struzzi e cavalli annegati. Sull’acqua ancora galleggiano tavoli, sedie e pentole. E’ stato proprio il titolare, Sabatino Panella a salvare la gente che vive nella piana di Licola, tra i due canali che dalla zona alta di Napoli arrivano in mare. Sabatino si era svegliato presto e mentre dava da mangiare agli animali si era accorto che il livello dell’acqua nell’alveo non era normale. Poi la fuga sui tetti delle case, in attesa dei soccorsi.

ABBANDONATI –  La gente qui si sente abbandonata, è polemica sui soccorsi. «Ci hanno abbandonati. Al comune di Giugliano  ci hanno detto che dovremo sistemare tutto da soli, poi una volta finito portare le fatture al comune ma come faremo se non abbiamo più niente?» speiga Francesco Lubrano Lavadero. La responsabilità nella zona è dei due comuni,  insieme  al Consorzio di Bonifica del Volturno, competente per la pulizia dell’alveo. Ma di tecnici, funzionari comunali e del consorzio nemmeno l’ombra: è già  iniziato il ping-pong delle responsabilità.

GENNARO DEL GIUDICE
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di ANGELO GRECO
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