POZZUOLI – Questa mattina, in conferenza stampa a Salerno, è stato presentato il bilancio del monitoraggio svolto lungo le coste campane dai tecnici di Goletta Verde. I punti di studio sono sempre le foci di canali, fiumi e torrenti e su 16 dei 30 oggetto d’indagine sono stati registrati valori di carica batterica elevata. Nulla di nuovo, ma la foce di Licola (Alveo Camaldoli e Abbruzzese) “vanta” un record assoluto, per l’ottavo anno consecutivo il giudizio di Legambiente è di “fortemente inquinato”. Il triste primato è condiviso con altre tre località: foce del fiume Irno a Salerno, del Torrente Savone a Mondragone e del fiume Sarno.

BASTA CHIACCHIERE«È ormai tempo di passare dalle parole ai fatti – dichiara Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania – La Regione Campania ha di fronte una sfida che non può perdere se davvero si vuole immaginare uno sviluppo diverso per questo territorio sia dal punto di vista ambientale che economico e culturale».
Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania, fa notare che dopo un anno e mezzo dalla legge regionale sul riordino del servizio idrico integrato e l’istituzione dell’Ente Idrico Campano (EIC), la situazione è ancora in fase di stallo. La mancanza degli organi esecutivi rende di fatto non ancora operativo l’EIC e la gestione resta nelle mani dei Commissari liquidatori dei vecchi enti d’ambito che si limitano ad approvare i soli atti di ordinaria amministrazione.

PRESENZA RIFIUTI E CARTELLONISTICA CARENTE – In ben 28 punti su 30, i tecnici di Legambiente hanno individuato rifiuti di ogni tipo, soprattutto plastica, ma anche vetro e carta. In alcuni casi sono state rinvenute delle vere e proprie discariche a cielo aperto: pneumatici, rifiuti ingombranti e addirittura cartucce di fucile.
La cartellonistica con gli avvisi per i bagnanti manca quasi ovunque. “Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute dei bagnanti. In molti punti giudicati critici, infatti, è stata registrata la presenza di bagnanti nel punto preso in esame o nelle immediate prossimità dello stesso.”

LA FOCE DI LICOLA – Il quadro disegnato da Legambiente descrive quasi alla lettera quanto si può osservare alla foce degli alvei Camaldoli e Abbruzzese. Acqua marroncina e puzzolente viene spesso riversata in mare dai due canali, rendendo non balneabile circa 400 metri di costa. Le analisi ARPAC di Giugno hanno fatto registrare, nel tratto di mare a sud della foce, valori di batterei fecali ben oltre i limiti. Su parte della spiaggia sono presenti rifiuti di vario tipo tra cui anche pneumatici. Una realtà nota a tutti, Istituzioni comprese, alla quale non si riesce a mettere la parola fine nonostante gli esposti alla Procura della Repubblica, le proteste di comitati e associazioni locali, segnalazione sui social, convegni, tavole rotonde, ecc. Diversi sono stati gli impegni presi e spesso si è assistito a rimpalli di responsabilità. Ancora oggi non si riesce ad avere un quadro chiaro delle cause, si parla genericamente di scarichi inquinanti abusivi, ma manca una mappatura ufficiale degli stessi. Purtroppo all’orizzonte non vi è ancora una soluzione definitiva alla problematica che è aggravata anche dalla presenza della foce del depuratore di Cuma e di altri canali.